Roma, da parco dimenticato a “Bosco Rosso”: Arianna Meloni a Torre Angela contro la violenza di genere

Roma, il parco Rosso

Roma, nel quadrante Est della Capitale, a Torre Angela, l’inaugurazione del “Bosco Rosso” segna un passaggio politico prima ancora che simbolico: riportare sicurezza e presenza istituzionale in uno spazio pubblico rimasto a lungo ai margini. Mercoledì 18 febbraio 2026 il parco Carlo Tufilli, dopo la riqualificazione, si presenta come un luogo pensato per essere frequentato e vissuto, con un messaggio chiaro: la prevenzione passa anche dall’ambiente urbano e dalla sua cura quotidiana.

Il parco intitolato a Carlo Tufilli e il tema della sicurezza

Il progetto si innesta su una memoria precisa: il parco è dedicato a Carlo Tufilli, ispettore superiore ucciso in servizio nel 1996. Un richiamo che, nel racconto pubblico dell’inaugurazione, lega la riqualificazione al ruolo delle istituzioni e delle forze dell’ordine nella tutela della comunità. L’area, oggi, viene descritta come un presidio concreto: videosorveglianza e controllo affidato a operatori, per rendere più sicura la fruizione e favorire interventi rapidi in caso di necessità.

Algaxia, VI Municipio e il “modello” che guarda oltre il quartiere

Dietro il “Bosco Rosso” c’è il lavoro dell’associazione Algaxia, in collaborazione con il VI Municipio. Alla cerimonia erano presenti il presidente Nicola Franco, il prefetto Lamberto Giannini e Antonio Coluccia. Franco ha rivendicato un primato: un progetto “tra i primi in Italia” che unisce rigenerazione urbana e risposta alla crescente violenza sulle donne, provando a trasformare un’area considerata fragile in un luogo riconoscibile e presidiato.

La linea politica: prevenzione, protezione, certezza della pena

Alla giornata ha partecipato anche Arianna Meloni, indicando l’iniziativa come parte di una strategia nazionale contro la violenza di genere, fondata su prevenzione, protezione e certezza della pena. Nel suo messaggio pubblico il punto non è solo la condanna del fenomeno, ma l’idea di una “battaglia culturale” che riguarda scuole, famiglie, comunità e linguaggio civile. In questa prospettiva, il “Bosco Rosso” diventa un esperimento di politica urbana: rendere lo spazio pubblico più sicuro per rafforzare, insieme, fiducia e libertà di movimento.