Roma, dai depositi di Ercolano a Castel Sant’Angelo: riemergono oltre 70 tesori dell’antica città

A Roma i tesori di Ercolano

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Un pane sfornato quasi duemila anni fa, carbonizzato dall’eruzione del Vesuvio e arrivato fino a noi è uno dei reperti più sorprendenti della mostra “Ercolano. L’arte di vivere”, aperta a Castel Sant’Angelo con oltre 70 oggetti dell’antica città vesuviana, molti dei quali normalmente custoditi nei depositi e raramente mostrati al pubblico. L’esposizione resterà a Roma fino al 18 ottobre 2026.

Il pane rimasto fermo al 79 dopo Cristo

È forse l’immagine che più di tutte annulla la distanza dei secoli. Tra i reperti compaiono pagnotte carbonizzate ma conservatesi intatte, insieme alle teglie provenienti dal forno di Sextus Patulcius Felix. Non grandi statue celebrative, dunque, ma qualcosa di molto più vicino alla vita reale: il pane che qualcuno preparò prima che l’eruzione del 79 d.C. interrompesse improvvisamente la quotidianità di Ercolano.

Più di 70 reperti, molti usciti dai depositi

La mostra è articolata in sette sezioni e riunisce più di 70 reperti. Una parte consistente arriva direttamente dai depositi del Parco archeologico di Ercolano ed è stata selezionata proprio per questa esposizione. All’inizio del percorso si entra in una vera Wunderkammer, una “camera delle meraviglie” con 42 pezzi tra statue, busti, affreschi, gioielli e oggetti di uso quotidiano.

È questo uno degli elementi che rende l’appuntamento particolarmente interessante: non si tratta semplicemente di trasferire a Roma reperti già continuamente visibili altrove, ma di portare davanti al pubblico anche materiali che normalmente rimangono lontani dalle sale espositive.

Pentole, cereali e il vino degli antichi romani

Poi il racconto si fa ancora più quotidiano. Compaiono mortai, pentole, casseruole, cereali e legumi restituiti dagli scavi, insieme agli oggetti che raccontano botteghe e thermopolia, gli antichi luoghi dove si acquistavano cibi e bevande pronti da consumare. Un’intera parte dell’itinerario è dedicata anche al vino, elemento centrale della produzione campana in età romana e profondamente legato al culto di Bacco.

La mostra, insomma, prova a fare qualcosa di diverso: non raccontare soltanto come morì Ercolano, ma soprattutto come viveva.

Lo scheletro che ricordava di godersi la vita

Il crescendo arriva nella sala dedicata al banchetto. Tra vasellame in vetro, bronzo e argento compare uno degli oggetti più curiosi dell’intero percorso: la larva convivialis, una piccola figurina scheletrica che veniva collocata sulla tavola. Il suo significato era sorprendentemente moderno: ricordare ai commensali la brevità della vita e, proprio per questo, invitarli a godere del convivio.

A quasi duemila anni di distanza, quell’oggetto minuscolo continua così a trasmettere il suo messaggio.

Fino al 18 ottobre nel cuore di Roma

Ercolano. L’arte di vivere è visitabile nelle sale di Castel Sant’Angelo, Lungotevere Castello 50, fino al 18 ottobre. Gli orari indicati da Turismo Roma sono dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 19.30, con ultimo ingresso alle 18.30 e chiusura il lunedì.

Ma il vero motivo per entrarci è un altro. Dentro una fortezza che ha attraversato quasi duemila anni di storia romana sono arrivati gli oggetti di una città che il tempo sembrava aver cancellato.

E tra statue, pentole, vino e gioielli c’è ancora quel pane: preparato prima dell’eruzione, bruciato dal Vesuvio e sopravvissuto abbastanza a lungo da essere guardato oggi nel cuore di Roma.