“Roma, dal Circo Massimo incassi milionari, ma basta un temporale e si trasforma in una piscina d’acqua e fango”

Roma, Circo Massimo allagato

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Roma, il Circo Massimo, simbolo da cartolina e “palco” della Capitale, oggi si presenta come un’enorme distesa d’acqua e fango dopo l’ondata di maltempo che ha colpito Roma. Le immagini fanno il giro dei social e alimentano la sensazione di una città fragile, dove basta una pioggia intensa per trasformare luoghi strategici in zone impraticabili. Non è solo un disagio: è una ferita d’immagine nel punto più esposto del racconto pubblico di Roma, quello che il turismo e i grandi eventi proiettano nel mondo.

La denuncia di Santori: “una piscina a cielo aperto”

A incendiare il fronte politico è Fabrizio Santori, capogruppo della Lega in Assemblea Capitolina, che punta il dito contro il Campidoglio e, direttamente, contro il sindaco Roberto Gualtieri. “Roma sott’acqua, e il Circo Massimo si trasforma in una vera e propria piscina a cielo aperto. Un’immagine indegna, che certifica il totale fallimento della gestione del sindaco Gualtieri”, dichiara. Parole dure, costruite per colpire nel cuore la promessa di efficienza che l’amministrazione rivendica soprattutto quando la Capitale ospita eventi ad alta visibilità.

Incassi e manutenzione: “macchina da soldi, ma senza cura”

Santori lega l’allagamento a un tema che, in tempi di bilanci stretti, pesa più di qualsiasi fotografia: i ricavi. “Negli ultimi tre anni il sito ha incassato oltre tre milioni di euro grazie a concerti ed eventi continui, con introiti record per Roma Capitale e percentuali sui biglietti venduti. Per l’area sono stati finanziati e affidati lavori di manutenzione per oltre 160 mila euro, con fondi del Gabinetto del Sindaco e risorse legate a Pnrr, Caput Mundi e Giubileo. Eppure, alla prima pioggia seria, il risultato è sotto gli occhi di tutti: acqua stagnante, fango, degrado e nessuna funzionalità”, prosegue. È qui che la polemica diventa domanda pubblica: se il sito “rende”, perché non regge?

La stoccata alla gestione: “il problema non è il maltempo”

Nel mirino finiscono non solo il Circo Massimo, ma la manutenzione ordinaria della città. “Il Circo Massimo viene sfruttato come una macchina da incassi, eppure non viene curato, monitorato né messo in sicurezza nonostante i fondi a disposizione. Si annunciano i lavori e le determinazioni dirigenziali si susseguono, ma la città reale racconta un’altra verità: Roma non regge più nemmeno la pioggia ordinaria e quanto accaduto in queste ore dimostra l’incapacità amministrativa che stiamo subendo in tutto il territorio: strade allagate, tombini ostruiti, manutenzione ordinaria inesistente. Il problema non è il maltempo ma chi governa Roma senza programmazione”. Un attacco che trasforma l’evento meteo in un processo politico alla “filiera” decisionale.

Contesto: la città degli eventi e la prova realtà

Dietro lo scontro c’è una contraddizione strutturale: Roma punta sempre più sulla grande vetrina degli eventi, ma la città quotidiana chiede infrastrutture che funzionino anche quando non ci sono riflettori. Il Circo Massimo è il simbolo perfetto di questa tensione: luogo storico, area verde, palcoscenico gigantesco, e al tempo stesso spazio delicatissimo che richiede cura costante e scelte tecniche coerenti. L’allagamento, oggi, diventa una “prova realtà” che riapre il tema della programmazione: come si conciliano incassi, cantieri, fondi straordinari e manutenzione ordinaria? E soprattutto: chi risponde quando il cuore della Capitale, sotto la pioggia, si trasforma in una piscina?