Roma, dehors nel caos: due su tre a rischio stop dal 1° aprile con la regole varate dal Campidoglio

Roma, tavoli e bar in centro, foto generata con IA

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A Roma la partita dei dehors entra nella fase più delicata. Da oggi, per molti bar e ristoranti del centro, il rischio non è soltanto una multa: è un vero sfratto amministrativo dal suolo pubblico. Il Campidoglio aveva fissato al 31 marzo 2026 il termine per adeguarsi al nuovo regolamento di Occupazione di Suolo Pubblico, chiarendo che tutte le concessioni esistenti, comprese quelle nate in epoca Covid, dovevano presentare domanda di adeguamento. Chi non lo ha fatto, in pratica, perde il vecchio ombrello di protezione.

Centro storico, numeri che raccontano il caos

Il punto politico è che le regole sono entrate, ma la città vera, fatti di commercianti in carne e ossa, non sembra essersi mossa in modo ordinato. Secondo i numeri sussurrati in Campidoglio in queste ore, nel I Municipio, dove si concentrano circa 4mila dehors, le richieste di adeguamento sarebbero state meno di 500 a metà marzo. Nel II Municipio, su poco più di mille occupazioni, le domande risultano poco più della metà. È da questa sproporzione – tra nuove regole e richieste di adeguamento depositate – che nasce l’allarme su dehors “inadeguati” o comunque esposti a controlli, sanzioni e contenziosi giudiziari.

Bar e ristoranti tra rimozioni e ricorsi

Per molti esercenti, soprattutto nel cuore della città, si apre ora una scelta difficile: ridurre tavoli, sedute e pedane per rientrare nei nuovi limiti, oppure affrontare una battaglia amministrativa con il Campidoglio. Una parte del settore conta infatti sui ricorsi, anche perché le occupazioni Covid hanno alimentato per anni l’idea di una proroga lunga fino al 2027.

Cosa cambia davvero con la nuova ‘selva’ di regole

Il nuovo regolamento cambia la filosofia del sistema: non conta più solo il fronte del locale, ma la superficie interna e la zona urbanistica in cui si trova l’attività. Nel sito UNESCO, cioè nell’area più delicata del centro storico, i limiti sono più stretti. Nei tessuti CAM e T1-T3 si può occupare fino a un terzo della superficie e le pedane sono vietate. Nelle aree pedonali il tetto arriva al 40%. In altre parti della città i margini crescono, ma nel centro la stretta è evidente e colpisce soprattutto chi negli ultimi anni aveva allargato molto il proprio spazio esterno.

La vera posta in gioco per Roma

Dietro la vicenda dei dehors c’è uno scontro politico classico: decoro urbano contro sopravvivenza economica, regole uniformi contro eccezioni costruite nell’emergenza. I commercianti denunciano confusione, tempi stretti e un passaggio che rischia di scaricare tutto sui Municipi e sui tribunali amministrativi. Il risultato, per ora, è una città sospesa: tavoli ancora apparecchiati, ma con il timore che da un controllo possa partire una raffica di rimozioni, tagli e ricorsi.