Roma, Depardieu-Barillari, colpo di scena a Via Veneto: pace all’Harry’s Bar e querele ritirate dopo i pugni


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Roma, è bastato un incontro di pochi minuti, nel luogo più simbolico possibile, per archiviare una delle liti più chiacchierate tra cinema e cronaca romana. Oggi, 19 gennaio 2026, Gérard Depardieu e Rino Barillari si sono presentati all’iconico Harry’s Bar di via Veneto e hanno messo in scena la parola fine: scuse, stretta di mano, foto davanti ai giornalisti e—come in un copione perfetto—anche un bacio tra i flash. Barillari ha annunciato il ritiro della querela, con conseguente “remissione” e decadenza delle iniziative parallele legate all’episodio.

Cosa era accaduto: dal ghiaccio ai pugni, fino all’ospedale

Il retroscena è noto ma vale la pena ricordarlo, perché su quella scena si è costruito un piccolo romanzo giudiziario e mediatico. Nel 2024, sempre qui all’Harry’s Bar, Depardieu avrebbe reagito in modo violento alla presenza del “Re dei paparazzi”. Secondo la ricostruzione finita nelle denunce, l’attore francese avrebbe lanciato del ghiaccio e colpito Barillari con pugni al volto, tanto da costringerlo al ricovero e a una prognosi di dieci giorni. Un episodio che ha trasformato un frammento di “Dolce Vita” in un caso di cronaca destinato a fare rumore.

Remissione della querela: perché adesso cambia tutto

Il punto non è solo umano, ma anche legale. In Italia, il ritiro di una querela può spegnere il procedimento per quei reati che richiedono l’iniziativa della persona offesa per essere perseguiti. Ed è esattamente ciò che è accaduto oggi: i legali delle parti hanno confermato l’accordo raggiunto e la remissione anche da parte della compagna dell’attore, così da far cadere denuncia e controdenuncia. Tradotto: una bomba disinnescata prima di arrivare fino in fondo, con la giustizia che esce di scena e lascia spazio alla diplomazia.

Il teatro della pace: Via Veneto, flash e un copione da anni ’60

La scena, a raccontarla, sembra uscita da un film in bianco e nero: Barillari con cravatta arancione, saluti ai fotografi, Depardieu circondato dai giornalisti e l’Harry’s Bar sullo sfondo, tempio romano del glamour internazionale. Barillari la mette sul piano emotivo e identitario: “Ha chiesto scusa… anche agli italiani”, racconta, rivendicando un gesto di pacificazione non solo personale. Depardieu, invece, taglia corto in francese, quasi a voler sottrarre l’episodio alla retorica: “Tutto bene, rapporto ristabilito”. E poi via, in macchina, lontano dagli obiettivi.

Oltre la lite: paparazzi, privacy e l’eterna guerra delle celebrità

Questa storia, però, parla anche d’altro: del confine sempre più sottile tra diritto di cronaca, lavoro dei fotografi e richiesta di privacy delle star. Barillari è una figura simbolica perché incarna un certo “giornalismo visivo” che ha attraversato decenni di Roma mondana, quando via Veneto era un set permanente e i flash facevano parte dell’arredo urbano. Depardieu, dall’altra parte, è il monumento vivente di un cinema europeo che non ha mai smesso di dividere. Quando questi due mondi collidono, il risultato è spesso imprevedibile: a volte diventa gossip, a volte cronaca, oggi addirittura riconciliazione pubblica.

Il momento Depardieu: tra Italia, reputazione e gestione dell’immagine

C’è un’ultima chiave per leggere la pace di oggi: il contesto. Depardieu è un attore enorme, ma negli ultimi anni è stato più volte risucchiato nel vortice di polemiche e vicende che hanno appesantito la sua presenza pubblica. Ogni gesto, ogni parola, ogni fotografia diventa un segnale: conciliazione, controllo dei danni, tentativo di riportare la narrazione sul terreno dell’arte e non della cronaca giudiziaria. In questo senso, Via Veneto non è solo una location: è un messaggio. E la stretta di mano con Barillari, più che un semplice “tutto risolto”, suona come l’atto finale di una sceneggiatura che nessuno, davvero, voleva vedere arrivare ai titoli di coda in tribunale.