Roma, difende due ragazzine dai bulli: 13enne picchiato a sangue dal branco con il tirapugni
Ha detto basta alle offese. È intervenuto per difendere due amiche. E per questo è stato preso di mira, accerchiato e colpito al volto con un tirapugni. È finita in ospedale la scelta di un 13enne, aggredito a Roma, al parco Marconi con una violenza che ha lasciato sotto choc l’intero quartiere.
Aggressione al parco: colpito al volto, mascella fratturata
È successo il venerdì di Pasqua, vicino viale Marconi. Il ragazzo, studente di terza media e volontario dei Giovani per la Pace della Comunità di Sant’Egidio, era con alcuni amici quando sono ripartite le provocazioni contro due coetanee. Il giorno prima c’erano già stati insulti. Stavolta il 13enne ha deciso di intervenire e ha difeso le ragazze. La discussione si è accesa, poi sembrava finita. Ma era solo una pausa.
Pochi minuti dopo, mentre il ragazzo era alla fontanella, il gruppo è tornato, stavolta più numeroso. «Erano almeno quindici», ha raccontato la madre. Uno di loro aveva un tirapugni. E con quello lo ha colpito al volto. Il 13enne è crollato a terra. Poi sono arrivati i calci. A fermare l’aggressione sono state alcune persone presenti nel parco. Il ragazzo è stato soccorso e trasportato d’urgenza all’ospedale Bambino Gesù, dove è stato operato per la frattura della mascella. Ha perso anche due denti. È rimasto ricoverato per diversi giorni. «Avrebbero potuto ucciderlo», ha detto la madre.
Il flash mob: “Basta violenza”
Dopo l’aggressione, il gruppo è scappato. Si tratterebbe di una baby gang composta da minorenni e giovani poco più grandi di origine nordafricana. Le indagini sono in corso. I genitori della vittima hanno presentato denuncia al commissariato di zona e gli agenti stanno cercando di identificare tutti i componenti del gruppo.
Nel parco dove è avvenuta l’aggressione, amici e volontari delle 27 Scuole della Pace della Comunità di Sant’Egidiohanno organizzato un flash mob, che si è svolto ieri, domenica 12 aprile. C’erano i compagni, i genitori, rappresentanti delle istituzioni e della comunità religiosa. Tutti insieme per dire no a questi episodi. Le strade, i parchi, le scuole stanno diventando luoghi dove la violenza è sempre più presente. E non può diventare normalità. Il 13enne, intanto, è tornato a casa. Porta i segni dell’aggressione. Ma anche la stessa idea che aveva prima: difendere chi è più debole non è un errore. Anche quando il prezzo è altissimo.