Roma, disastro ciclabile di via Reni: i cittadini tornano in piazza per l’ennesima manifestazione
Roma, la contestazione sulla ciclabile di via Guido Reni non si è affatto spenta. Anzi, torna in piazza con un nuovo appuntamento che per il 20 marzo. L’iniziativa di piazza è già stata autorizzata dalla Questura di Roma. La protesta si svolgerà davanti al Mercato Flaminio, all’incrocio con via Pier della Francesca.
Che cosa non piace ai residenti
Il punto più sensibile, sulla ciclabile di via Reni, resta certo quello dei parcheggi, ma non è l’unico. La protesta dei residenti e dei commercianti del Flaminio nasce dalla convinzione che il tracciato del GRAB su via Guido Reni gravi su un quadrante già saturo. Tra eventi al Foro Italico e all’Auditorium, flussi del MAXXI, mercato rionale Flaminio, traffico ordinario e pressione serale.
Nella fase più dura dello scontro, il progetto era stato contestato per la perdita di centinaia di stalli. Successivamente l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè ha parlato di un progetto rivisto, con perdita ridotta a 10-20 posti e 108 nuovi stalli nelle strade vicine. I comitati, però, contestano quei numeri e ritengono insufficiente la compensazione promessa.
Perché la contestazione va oltre i posti auto
Ridurre tutto a una battaglia “pro o contro le bici” sarebbe fuorviante. Nelle contestazioni degli ultimi mesi, il passaggio del GRAB al centro della carreggiata di via Guido Reni veniva considerato problematico se non inserito dentro una riorganizzazione complessiva del viale. Trasporto pubblico, futuro Tram della Musica, sosta, marciapiedi, spazio pedonale e aree verdi. È lo stesso nodo che continua a riemergere oggi: molti residenti chiedono non la cancellazione dell’intero progetto, ma una sequenza diversa e una progettazione integrata dell’asse urbano.
Un conflitto urbano che resta aperto
Per questo la nuova manifestazione non è solo l’ennesimo episodio di protesta di quartiere. È il segnale che il conflitto tra mobilità sostenibile e sostenibilità locale, almeno su via Guido Reni, non è stato ancora ricomposto. Il Campidoglio insiste sulla necessità di completare un’infrastruttura strategica e di inserirla in una visione più ampia della città. I residenti, invece, continuano a denunciare un metodo percepito come tardivo nel confronto e insufficiente nelle garanzie concrete per sosta, accessibilità e vita quotidiana del Flaminio. In questo senso, la piazza del 20 marzo appare meno come una protesta “contro la ciclabile” in astratto e più come una contestazione sul modo in cui quel tratto di città è stato ridisegnato. Calato dall’alto, senza ascoltare i cittadini che quella zona di Roma la vivono ogni giorno, perchè ci vivono o lavorano.