Roma, ex Ipab San Michele, audizione in Regione: “Giunta Rocca chiamata a chiarire i conti e le recenti nomine nel CDA”
Roma, la Commissione Trasparenza e Pubblicità del Consiglio regionale del Lazio, presieduta da Massimiliano Valeriani, chiama la Giunta Rocca a spiegare cosa sta accadendo al San Michele. Martedì 3 febbraio, alle 14, in sala Latini, sono invitati Massimiliano Maselli e Ornella Guglielmino. All’ordine del giorno: “chiarimenti” sulla gestione dell’ex Ipab San Michele.
Perché adesso: le domande escono dai corridoi
Non è una convocazione qualsiasi. Nelle ultime settimane il “caso San Michele” è rimbalzato fuori dai palazzi: un’inchiesta giornalistica avrebbe ricostruito presunti problemi tra affidamenti, consulenze e contributi e ha riferito dell’apertura di presunti accertamenti da parte della Procura di Roma, precisando che — allo stato — non risultano persone indagate. Sul fronte politico, si registra una richiesta delle opposizioni di “fare luce” sugli atti dell’ente.
Il nodo delle nomine: quando la politica diventa parte della notizia
Poi c’è un dettaglio che, in questa storia, pesa come un macigno: le nomine. Un decreto del 13 gennaio 2026, firmato dal presidente Francesco Rocca, avrebbe nominato il Consiglio di amministrazione dell’ASP Istituto Romano di San Michele, indicando presidente Giovanni Libanori e inserendo Antonio Vannisanti e Assunta Lombardi. La domanda, a questo punto, è inevitabile: se la Regione chiede trasparenza, quanto conta — e come si valuta — la filiera delle scelte di chi governa l’ente?
Che cos’è l’ex Ipab San Michele, al di là dello scontro
Qui serve un passo indietro, ma senza burocratese: il San Michele non è un “ufficio”, è un pezzo di welfare. È un’azienda pubblica che nasce da fusioni e trasformazioni di antiche opere assistenziali e oggi opera come ASP: in parole semplici, gestisce servizi per fragilità e non autosufficienza. Nel comprensorio di Tor Marancia occupa un’area enorme (circa 120mila metri quadrati) e rappresenta, per storia e massa patrimoniale, una delle realtà più rilevanti della città.
Il “tesoro” e le priorità: quando i numeri fanno politica
È qui che la faccenda diventa esplosiva: perché attorno a una missione sociale ruotano immobili, terreni, gare, consulenze, investimenti. Secondo le inchieste giornalistiche, il patrimonio arriverebbe a oltre 110 milioni di euro tra immobili e terreni (dato giornalistico da verificare nelle sedi competenti), ed è facile capire perché ogni affidamento diventi una miccia. Dall’altra parte, l’ente rivendica solidità: l’Agenzia DIRE ha riportato un utile 2024 superiore ai 2 milioni, con l’idea di reinvestire sui servizi. Ma solidità economica e trasparenza amministrativa non sono sinonimi: possono viaggiare insieme, oppure no.
L’audizione come spartiacque: cosa si chiede davvero
L’audizione non è un tribunale e nessuno dovrebbe venderla come tale. Ma è un passaggio politico che può diventare uno spartiacque: chiarire criteri, controlli, priorità. In soldoni: chi decide, come decide, e con quali verifiche quando in gioco c’è denaro pubblico e un patrimonio destinato (in teoria) a sostenere i più fragili. E c’è un’ultima domanda, la più scomoda: un ente nato per l’assistenza può permettersi anche solo l’ombra di logiche di appartenenza? Martedì serviranno risposte nette, comprensibili e documentabili.