Roma, flash mob contro l’acquisto da 200 milioni delle case ex Enasarco, i cittadini: “È un esproprio mascherato?”
Roma, oggi pomeriggio, alle 15, l’incrocio tra via Pollenza e via del Casale di San Basilio diventa un megafono politico e civile. I comitati di proprietari degli alloggi ex Enasarco chiamano i residenti a raccolta per ribadire il “no” a quella che definiscono un’acquisizione forzata. Case comprate a prezzo di mercato. Mutui ancora aperti. E, più in generale, la sensazione—dicono—di essere finiti al centro di una strategia che non li ha mai consultati.
Dietro lo scontro: 336 alloggi già “passati di mano”, altri 702 in arrivo
La protesta non nasce dal nulla: l’operazione è già entrata nella fase operativa. A fine dicembre è stato firmato il primo rogito per 336 appartamenti destinati all’Edilizia Residenziale Pubblica, per un valore complessivo indicato in 53 milioni di euro. La seconda tranche—702 alloggi—è prevista nel corso del 2026, portando il totale a 1.040 unità. Nel percorso, viene citata anche una nuova verifica dell’Agenzia del Demanio e una “valutazione di impatto sociale” nei complessi dove la quota Erp supera il 15%.
Il nervo scoperto: condomìni “misti”, valore delle case e fratture nei quartieri
È qui che la vicenda diventa esplosiva: i residenti temono la nascita di condomìni misti imposti e, con essi, contenziosi, tensioni e una possibile svalutazione immobiliare. Non è un timore astratto: già a dicembre centinaia di cittadini avevano portato la contestazione fino al Campidoglio, raccontando di un confronto giudicato sterile con l’assessore Tobia Zevi e annunciando iniziative legali. La linea di frattura corre lungo la periferia: servizi fragili, sicurezza percepita, convivenza sociale.
La politica alza la posta: “Roma non può essere governata contro i romani”
Nel flash mob di oggi, il consigliere capitolino Fabrizio Santori (Lega) promette presenza fisica e scontro frontale. Parla di scelta “arrogante” e “calata dall’alto”, e sostiene che l’operazione rischi di scaricare sui proprietari costi sociali e incertezza gestionale. In una precedente nota, rilanciata dalle agenzie, ha contestato l’entità dell’investimento (“oltre 200 milioni”) e chiesto stop, istruttorie complete e trasparenza su prezzi e impatti. Chiamando in causa anche tavoli istituzionali come cabina di regia in Prefettura. Sullo sfondo, resta la domanda che divide la città: politica della casa o miccia sociale?