Roma, fontana di Trevi a pagamento: corsie e camerini pronti, ma l’avvio del ticket da 2 euro potrebbe slittare

Fontana di Trevi, foto dal Post di Ilian Rachov sul gruppo Via Veneto e Rione Ludovisi on Facebook

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Roma, la notizia che circola con più insistenza nei corridoi del Campidoglio non è il biglietto da due euro, ma la possibilità concreta di uno slittamento: l’avvio vero potrebbe finire non prima di marzo, quando arriveranno strutture più stabili e un assetto meno improvvisato. E qui sta il punto politico: Roma annuncia una svolta “epocale”, ma intanto lascia filtrare ipotesi, finestre, rinvii. È la solita liturgia capitolina: la decisione c’è, l’esecuzione tentenna. E quando succede nel luogo più fotografato del pianeta, la figuraccia è dietro l’angolo.

Il via (forse) a febbraio: date ballerine e comunicazione confusa

Doveva partire il 1° febbraio. Poi si parla di lunedì 2. Poi di metà mese. Poi di “piano esecutivo a breve”. Il risultato è un paradosso: l’evento viene presentato come inevitabile, ma la data certa sembra sempre un passo più in là. In una città che vive anche di simboli, la gestione delle scadenze non è un dettaglio burocratico: è credibilità. E quando la credibilità vacilla, ogni transenna diventa un bersaglio e ogni coda una miccia.

Corsie, controlli e steward: la bellezza incanalata come un flusso da gestire

L’idea è semplice: per entrare nel “catino” più vicino alla vasca si paga, si passa dai controlli e si accede a numero chiuso. In teoria, tutela del monumento e ordine. In pratica, la Fontana rischia di trasformarsi in un piccolo checkpoint estetico, con corsie separate tra chi compra sul posto e chi online, e con steward pronti a impedire “fughe” e scavalcamenti. La domanda non detta è: Roma sta proteggendo Trevi o sta normalizzando il controllo come unica risposta al turismo di massa?

Il sito “in aggiornamento” e Nettuno triste: un debutto con l’aria da provvisorio

C’è un dettaglio che racconta più di mille comunicati: il sito dedicato alla Fontana appare ancora in fase di aggiornamento, con un’immagine poco all’altezza della promessa di “rivoluzione”. Intorno, invece, il cantiere lavora: segnaletica pronta, fori per i paletti, transenne già protagoniste. È un quadro che Roma conosce bene: l’allestimento corre, la narrazione arranca. E quando i simboli vengono trattati come cantieri permanenti, la città perde quella cosa preziosa che non si compra: la dignità del proprio patrimonio.

Due euro e 6,5 milioni l’anno: tutela o cassa?

Il Campidoglio stima incassi importanti, oltre 6 milioni l’anno. E qui il discorso si fa squisitamente politico: se l’obiettivo è la manutenzione, bene. Ma chi garantisce che quei soldi non diventino l’ennesimo serbatoio di emergenza, un bancomat per tappare buchi altrove? In una Capitale che chiede fiducia da anni, la trasparenza non è un optional: è la condizione minima. Perché due euro non indignano quasi nessuno; a indignare, semmai, è l’idea che la bellezza diventi una voce di bilancio.

Commercianti divisi e città nervosa: il test che può cambiare tutto

I negozianti oscillano tra speranza e sospetto: c’è chi scommette sul ritorno all’ordine dopo il rodaggio e chi teme un cambiamento dei flussi, meno accessi, più disagi, persino passaggi auto ridotti. Intanto i visitatori, almeno per ora, non fanno barricate: molti pagherebbero volentieri per sicurezza e pulizia. Ma è proprio qui il crescendo: oggi è Fontana di Trevi, domani quale altro simbolo? Roma sta provando a governare il turismo. Oppure sta aprendo la porta a una città “a pedaggio”, dove l’accesso pieno alla meraviglia diventa un privilegio mascherato da tutela.