Roma fuori dall’Europa League, cuore immenso ma difesa da incubo: il Bologna passa dopo 120′
La Roma saluta l’Europa League nel modo più doloroso possibile: 4-3 per il Bologna dopo i supplementari all’Olimpico, con eliminazione maturata sul 5-4 complessivo dopo l’1-1 dell’andata. Una partita selvaggia, emotiva, piena di ribaltamenti, in cui i giallorossi hanno mostrato orgoglio e ferite aperte nello stesso momento. Il finale, però, racconta solo una verità: passa il Bologna, la Roma resta con gli applausi e con una beffa pesantissima.
L’inizio feroce e la prima risposta romanista
La gara si era subito messa sul binario peggiore per i giallorossi. Il Bologna ha colpito con Rowe, letale nel ribaltare l’azione e nel trovare il destro del vantaggio. La Roma ha reagito con carattere, trovando l’1-1 con N’Dicka di testa su corner di Pellegrini, dopo che lo stesso capitano aveva già fatto tremare l’Olimpico con una punizione stampata sul palo. Ma nel recupero del primo tempo il rigore di Bernardeschi ha riportato avanti i rossoblù.
Dal baratro alla rimonta
Quando Castro ha firmato l’1-3 nella ripresa, la sensazione era che il sipario stesse calando sulla serata romanista. Invece la Roma ha trovato dentro se stessa una reazione feroce. Il rigore trasformato da Malen ha rimesso in piedi la partita, poi Pellegrini ha acceso definitivamente l’Olimpico con il sinistro del 3-3. In quel momento la squadra di Gasperini sembrava avere tutta l’inerzia dalla sua parte, trascinata da uno stadio diventato una sola voce.
Il dettaglio che cambia tutto
Nei supplementari, però, la Roma ha pagato il prezzo di una partita giocata sempre in rincorsa. Le gambe si sono fatte pesanti, le letture meno lucide, le distanze più lunghe. Celik ha avuto la chance per il sorpasso, Ravaglia ha risposto presente. Poi è arrivato il colpo che ha chiuso tutto: triangolo tra Dallinga e Cambiaghi, inserimento profondo e tocco vincente per il 4-3 al 112’. Il gol che ha tolto fiato all’Olimpico e consegnato la qualificazione al Bologna.
Perché la Roma esce
La Roma esce perché ha avuto cuore, ma non abbastanza equilibrio. Ogni volta che la partita sembrava poter girare davvero, è riemersa una fragilità difensiva: il rigore concesso a fine primo tempo, l’errore che porta al gol di Castro, la gestione imperfetta delle transizioni nei supplementari. Eppure dentro questa eliminazione c’è anche un segnale positivo: la squadra non ha mollato mai, ha rimontato due gol, ha trovato nel suo capitano e in Malen i riferimenti emotivi e tecnici di una serata disperata.
I singoli che salvano qualcosa
Pellegrini è stato il volto della ribellione: assist, palo su punizione, gol del 3-3 e presenza costante nella manovra offensiva. N’Dicka ha confermato il suo peso anche sulle palle inattive. Malen, oltre al rigore realizzato, resta uno dei pochi a dare l’idea di poter cambiare passo in ogni azione; non a caso la Lega Serie A lo indica come uno dei giocatori più incisivi del 2026. Ma il problema resta collettivo: la Roma crea, lotta, poi concede troppo.
La classifica di Serie A, oggi
In campionato la situazione resta apertissima ma delicata. Dopo 29 giornate la Roma è sesta con 51 punti, dietro a Inter 68, Milan 60, Napoli 59, Como 54 e Juventus 53. Alle spalle ci sono Atalanta a 47 e Bologna a 42. Tradotto: il quarto posto è ancora lì, a soli 3 punti, ma il margine per sbagliare si è assottigliato moltissimo. La prossima sfida di Serie A per i giallorossi è Roma-Lecce, in programma il 22 marzo.
Lo stato di forma della Roma
Il dato che preoccupa è la continuità. In Serie A la Roma arrivava da un 3-3 con la Juventus e da due sconfitte consecutive contro Genoa e Como; nelle ultime cinque gare di campionato ha raccolto 5 punti, troppo pochi per una corsa Champions lineare. Eppure i numeri non raccontano un crollo totale: 39 gol fatti e appena 23 subiti in 29 partite descrivono una squadra ancora competitiva, ma frenata da passaggi a vuoto pesanti proprio nel momento decisivo della stagione.
Adesso viene il difficile
La vera sfida, adesso, sarà mentale. L’eliminazione europea può lasciare scorie, ma può anche diventare un bivio. Gasperini ha ancora un campionato da raddrizzare, con il quarto posto lontano ma non irraggiungibile. La Roma, oggi, è sospesa tra due immagini opposte: quella della squadra che affonda per errori evitabili e quella che, sotto di due gol, riesce comunque a rimettere in piedi una notte quasi perduta. La differenza, da qui in avanti, la farà la capacità di scegliere quale delle due diventare davvero.