Roma, furti alla Coin, chat choc tra agenti e commesse: “Metti da parte la roba, ti do il 30%”

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Tutto concordato nelle chat. Pure le percentuali. A inchiodare i carabinieri e i poliziotti infedeli sarebbero le chat sequestrate durante l’inchiesta che ha portato alla luce lo scandalo che ha visto 44 persone, tra commessi della Coin di Roma Termini e 21 appartenenti alle forze dell’ordine. «Con le camicie voglio i calzini… poi ti do il 30%». Dall’altra parte la risposta della commessa: «Dimmi che mutande vuoi e che taglia, non ho tempo da perdere». È da questi messaggi che prende corpo l’inchiesta sui furti nel prestigioso magazzino, un’indagine che oggi conta 44 indagati, tra cui 9 poliziotti e 12 carabinieri, oltre a quattro dipendenti dello store. L’ipotesi è furto aggravato, con un sistema che secondo la Procura sarebbe andato avanti per mesi, forse anni, dentro il punto vendita dello scalo ferroviario più trafficato d’Italia.

La truffa alla Coin di Termini: merce scelta in chat e pagata a metà

Il meccanismo, stando agli atti, era semplice. I clienti “speciali”, molti in divisa, scrivevano alle commesse per farsi mettere da parte capi d’abbigliamentoprofumiintimo, accessori. Si concordava la cifra. Non il prezzo reale, ma una quota. Spesso il 30% del valore. «Tienila bassa, dì che erano sconti», suggerisce una dipendente a un agente quando iniziano a circolare voci interne. La parola d’ordine era proprio quella: “sconti”. Una versione da ripetere all’esterno. Secondo chi indaga non si sarebbe trattato di episodi isolati, ma di una prassi strutturata. Merce selezionata, placche antitaccheggio rimosse, articoli infilati nelle shopping bag e nascosti sotto il bancone in attesa del cliente giusto.

In una chat di settembre 2024 una commessa scrive: «Mi sono dimenticata di chiudere la porta». Il collega risponde: «Tranquilla, la chiave la metto dietro le polo verdi di Wrangler».

“Si fa ovunque, ma qui si è esagerato”

Ma quando una delle quattro dipendenti viene licenziata il tono delle chat cambia. «Magnava solo lei», si legge in un messaggio. «L’unica che lucrava era lei, il resto si fa dai tempi dei tempi». Ma è un altro che fa capire la portata di quanto sta succedendo. «Si fa dappertutto… solo che qui si è esagerato». Intanto ci si rassicura. «Pare nessuna indagine dai carabinieri, solo note disciplinari», si legge in un altro. Un’illusione, perché l’inchiesta nel frattempo stava prendendo forma.

A incastrare gli indagati non ci sono solo le chat. Ci sono le telecamere di sorveglianza, installate dopo che la direzione aveva scoperto un ammanco pesante. Dall’inventario di febbraio 2024, relativo al 2023, emerge un buco da 184mila euro, cresciuto nei mesi successivi di altri 100mila euro. Nei video si vedono clienti in divisa alla cassa, atteggiamenti confidenziali, talvolta piccoli regali per la commessa. Si vedono scontrini battuti per importi inferiori, ricevute riutilizzate, contanti che secondo l’accusa non sempre finivano nel registratore. La posizione più delicata è quella di una cassiera del reparto uomo, alla quale vengono contestate circa 80 operazioni sospette tra merce sottratta, transazioni fittizie e denaro incassato direttamente.

L’indagine, coordinata dalla Procura di Roma, ha già portato al trasferimento di diversi carabinieri e poliziotti in altre sedi, in attesa degli sviluppi giudiziari. Per quattro dipendenti è stata chiesta una misura cautelare, con interrogatorio preventivo davanti al gip.