Roma-Giardinetti, addio al trenino giallo: rabbia dei pendolari e la replica di Patanè “Ecco cosa posso offrirvi in cambio”

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Non è solo un mezzo che si ferma. È un pezzo di città che sparisce. Da settimane la Roma-Giardinetti, il “trenino giallo” che per decenni ha cucito insieme Termini, Centocelle e la Casilina, è ferma. E sui social è un coro: ricordi, ironie, ma soprattutto una domanda che torna sempre uguale. “Chi lo ha ucciso?”

Nel frattempo, tra disagi quotidiani e tempi di percorrenza raddoppiati, arriva la risposta dell’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè. Una risposta lunga, dettagliata. Ma che, almeno per ora, non placa la protesta.

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Il vuoto lasciato dal trenino: nostalgia e disagi reali

C’era chi lo prendeva da bambino, quando ancora era blu. Chi lo usava per andare al lavoro o in ospedale. Chi semplicemente lo dava per scontato. Oggi quel trenino rumoroso, lento, imperfetto, è diventato improvvisamente indispensabile. Proprio adesso che non c’è più. Sui social romani il racconto è sempre lo stesso: “Non eri perfetto, ma c’eri sempre”. Una presenza quotidiana, capace di resistere a ritardi, caldo e pioggia. E che oggi lascia scoperti interi quartieri. Il risultato è pendolari a piedi, attese più lunghe, spostamenti complicati. “Prima 15 minuti, ora anche 40”, raccontano i residenti. E il malumore cresce.

Perché il Roma-Giardinetti è stato chiuso

La sospensione definitiva è arrivata dopo l’incidente del 4 marzo, quando due convogli si sono scontrati nel tratto a binario unico di Ponte Casilino. Da lì è partita l’inchiesta tecnica che, secondo quanto spiegato dall’assessore ai trasporti Eugenio Patanè, ha evidenziato una fragilità strutturale non più ignorabile. “L’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie ha imposto prescrizioni molto rigide, a partire dall’installazione del sistema train stop”, ha spiegato l’assessore. Il problema, però, è economico.

Adeguare la vecchia linea avrebbe richiesto tra i 20 e i 25 milioni di euro, mentre è già finanziato il progetto della futura Linea G, la nuova tramvia metropolitana Termini-Giardinetti-Tor Vergata, con un investimento da 268 milioni di euro stanziato dal Ministero dei Trasporti. La gara d’appalto è stata pubblicata il 31 marzo. I lavori dureranno circa tre anni. “A fronte di questo scenario, ho scelto di non procedere con l’adeguamento d’emergenza della vecchia ferrovia”, ha scritto in una lunga lettera indirizzata ai residenti di Torpignattara, Pigneto, Centocelle e Quadraro.

Non una fuga dalle responsabilità, spiega Patanè ai nostri microfoni, ma una decisione precisa. “Mettere 25 milioni in una linea destinata comunque a chiudere tra poco avrebbe significato sottrarre risorse ai servizi sostitutivi e alla nuova tramvia”. Poi ha riconosciuto apertamente il disagio. “I pendolari hanno ragione: il servizio sostitutivo attuale è insufficiente. Nessun potenziamento su gomma potrà riprodurre l’affidabilità del trenino”.

Le soluzioni promesse: 105L, linea 409 e una nuova navetta

Patanè ha illustrato tre interventi immediati. Il primo riguarda la nuova linea 105L, una variante più veloce che salta alcune fermate e dovrebbe ridurre il tempo di percorrenza tra Termini e Centocelle a circa 20-22 minuti nelle ore di punta. Il secondo è il potenziamento della linea 409, pensata come alternativa quando il 105 è troppo affollato.

Il terzo punto riguarda una nuova linea ancora in fase di progettazione, destinata soprattutto a Torpignattara, il quartiere oggi più penalizzato. L’idea è creare un collegamento diretto con la Metro C, probabilmente verso Malatesta o Centocelle, evitando il lungo giro su Porta Maggiore. Patanè ha anche aperto alla richiesta di un tavolo permanente di confronto con comitati di quartiere, Atac e Roma Servizi per la Mobilità. “Non per fare riunioni inutili, ma per verificare ogni mese se il servizio funziona davvero”.

La replica dei cittadini: “Solo parole, noi restiamo a piedi”

Ma la risposta dell’assessore non ha convinto. Sui social è esplosa una nuova ondata di proteste. “Ridurre l’attesa da 8-10 minuti a 5-6 minuti? Si vola con le fregnacce proprio”, scrive un utente. Un altro rincara: “Magari fossero davvero 8-10 minuti”. Molti contestano soprattutto un punto: secondo i residenti, né il 105 né il 409 sarebbero stati realmente potenziati. “Il 105 è un autobus fantasma. Si aspettano anche 30 minuti”, denuncia una donna.

E ancora: “In pratica conferma che hanno tolto il trenino senza aver predisposto prima una vera alternativa”. Il sentimento dominante è uno solo: abbandono. C’è chi parla apertamente di quartieri lasciati isolati, chi accusa il Comune di non conoscere la realtà di chi ogni giorno prende autobus e metro per andare a lavorare, chi legge questa vicenda come l’ennesima distanza tra Palazzo e strada.

Il trenino giallo resta un simbolo

Patanè lo ha riconosciuto nella parte finale della sua lettera. “La Roma-Fiuggi-Alatri-Frosinone è un pezzo della storia di questa città. Il trenino giallo è un’eredità viva”. Ed è proprio qui che si gioca la partita più delicata: non solo la sostituzione di una linea ferroviaria, ma la sensazione di perdere un pezzo di identità urbana.

Per ora resta una certezza: il trenino giallo non tornerà. E mentre si aspetta la nuova tramvia, migliaia di pendolari continuano a fare i conti con autobus affollati, tempi incerti e una nostalgia che, stavolta, pesa più del solito.