Roma, Giubileo finito, opere pubbliche no, flop cantieri: “Ultimati solo il 36% circa”
Il Giubileo si chiude, ma Roma no: il bilancio presentato dal Campidoglio parla di 121 interventi completati. Il punto è il totale: gli interventi previsti risultano 332, quindi 121 su 332 fa il 36,4%. Tradotto: poco più di un terzo. Ed è qui che la parola “flop”, per molti romani, smette di sembrare uno slogan e diventa una sensazione quotidiana: tra transenne, deviazioni e lavori che “dovevano finire”, la normalità è vivere in un cantiere permanente.
La magia dei numeri: “attuati” non vuol dire “finiti”
Perché allora l’amministrazione parla di quadro “molto positivo”? Perché somma tutto: 78 interventi parzialmente completati, 9 in fase di conclusione e 79 attualmente in corso. Messa così, sembra che Roma stia correndo. Ma per chi prende l’autobus, cammina sui marciapiedi rotti o cerca parcheggio tra cambi di viabilità, la differenza è semplice: un’opera finita si usa, una “in corso” si subisce. E quel 36% resta la fotografia più netta.
3,7 miliardi: quanto costa la “speranza” a colpi di ruspa
C’è poi il tema che pesa più di ogni nastro tagliato: i soldi. Il pacchetto complessivo viene quantificato in oltre 3,7 miliardi di euro, con 1,7 miliardi legati alle risorse giubilari. Una cifra enorme, che politicamente funziona come un’arma a doppio taglio: da un lato racconta l’ambizione, dall’altro alza l’asticella delle aspettative. Perché se spendi miliardi e, a fine anno, sei ancora al “un terzo completato”, la domanda diventa inevitabile: dov’è il cambio di passo?
Il totale cambia (e il 36% resta): 332 o 337, il conto non salva nessuno
C’è anche un dettaglio numerico che spiega perché quel “circa” nel titolo è corretto. In alcuni conteggi ufficiali il programma viene indicato con 332 interventi, in altri compare un aggiornamento che porta il totale a 337. Se il totale fosse 337, 121 completati diventano 35,9%: praticamente sempre 36%. Insomma: anche cambiando denominatore, il succo non cambia—il Giubileo finisce, i cantieri no.
Caput Mundi: cultura al rallentatore, con la scadenza addosso
E non è solo Giubileo. Sul fronte Caput Mundi, il programma per il patrimonio culturale, i numeri riportati sono ancora più severi: 106 interventi finiti su 336 (circa 31,5%), mentre 218 risultano in corso e altri si chiudono a scaglioni. Qui la politica non può permettersi racconti vaghi: quando si parla di fondi e tempi legati ai programmi di rilancio, il rischio è che la “valorizzazione” resti una parola bella, ma lenta.
Il 2026 e oltre: Roma cambierà davvero o cambierà solo calendario?
Il messaggio ufficiale è chiaro: si continuerà a lavorare anche nel 2026. Ma la città, dopo mesi di cantieri, non chiede altre promesse: chiede risultati visibili e soprattutto utili (strade che reggono, trasporti che funzionano, quartieri che respirano). Politicamente, questo è il bivio: o la stagione del Giubileo diventa l’inizio di una trasformazione credibile, oppure resterà un enorme esercizio di comunicazione—con un dato che continuerà a inseguire tutti: “solo il 36% completato”.