Roma, guida drogato a 95 all’ora, travolge e uccide una donna: sei anni per l’omicidio stradale di Cynthia Ventucci

Cynthia Ventucci

Novantacinque chilometri orari in una strada dove il limite è di cinquanta. Cocaina e metadone nel sangue. È questa la miscela che, secondo il giudice, ha spezzato la vita di Cynthia Ventucci69 anni, investita e uccisa mentre attraversava sulle strisce pedonali al Collatino, a Roma. A distanza di un anno da quella sera di gennaio, arriva la sentenza: sei anni di carcere per Matteo B., 31 anni, condannato per omicidio stradale aggravato. E ritiro della patente.

Ieri il gup di piazzale Clodio, al termine del processo con rito abbreviato, ha riconosciuto la responsabilità dell’imputato, che era agli arresti domiciliari. La condanna tiene conto di una doppia aggravante: guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e violazione grave del codice della strada. Secondo l’accusa, l’uomo viaggiava a una velocità quasi doppia rispetto al limite consentito, dimenticando di trovarsi in un centro abitato, su una strada segnalata da attraversamenti pedonali e da anni al centro di polemiche per la sicurezza.

L’ultima sera di Cynthia Ventucci

È la sera dell’11 gennaio 2025. Cynthia Ventucci e il marito stanno tornando nel loro appartamento, in zona Verderocca. Hanno appena festeggiato il compleanno di una nipote, a pochi passi da casa. Attraversano via Giuseppe Antonio Andriulli, una strada già finita più volte al centro delle proteste dei residenti per velocità elevate e scarsa sicurezza. Il semaforo è giallo per le auto. La coppia è sulle strisce. La Fiat Panda guidata dal 31enne arriva troppo veloce. Non frena. Cynthia viene falciata, sbalzata sull’asfalto e muore sul colpo, sotto gli occhi del marito. Lui si salva. Lei no.

Gli accertamenti parlano chiaro. Matteo B. aveva assunto cocaina e metadone prima di mettersi al volante. È questa la base dell’accusa di omicidio stradale aggravato dallo stato di alterazione psico-fisica, insieme alla violazione dei limiti di velocità e alla guida imprudente in centro abitato, in presenza di attraversamenti pedonali. Secondo il capo d’imputazione, l’auto procedeva a circa 95 chilometri orari. Una velocità che, come sottolineato dalla parte civile, ha reso impossibile qualsiasi manovra di emergenza. camminando a passo normale. Non è comparsa all’improvviso. È stata travolta.

Chi era Cynthia Ventucci

Cynthia Ventucci aveva lavorato per anni come commessa da Valentino. Era andata in pensione da poco, appena un anno prima. Amava la moda, la seguiva, la raccontava anche sui social. Una vita normale, fatta di famiglia e quotidianità, spezzata in pochi secondi. Dopo la tragedia, il quartiere si è stretto attorno ai familiari. Messaggi di cordoglio sono arrivati anche dal presidente del IV Municipio, Massimiliano Umberti, che la conosceva personalmente.

Il processo e la sentenza

Dopo l’incidente, Baieri si ferma a prestare soccorso. Viene sottoposto agli esami tossicologici, poi posto agli arresti domiciliari su disposizione del gip, con un’ordinanza eseguita dagli agenti del XII Gruppo Tuscolano. In aula, l’accusa chiede otto anni di reclusione. Il giudice si ferma a sei, riconoscendo le aggravanti ma applicando lo sconto previsto dal rito abbreviato. Il Tribunale di Roma dispone anche il divieto di avvicinamento ai familiari della vittima.

La difesa annuncia battaglia e valuta l’appello. Soddisfazione, invece, per la parte civile, assistita dall’avvocato Giovanni Bartone. Resta però aperta la questione risarcitoria: «Non è arrivata alcuna provvisionale, cosa che solitamente viene fatta in queste circostanze. La perdita di una persona cara, soprattutto nel caso di un incidente del genere, solitamente lo prevede. Valuteremo un’azione in sede civile. Il giudice ha concesso una provvisionale di 30 mila euro per il marito, 10 mila per le figlie e 5 mila per le nipoti. Siamo comunque soddisfatti della sentenza: è stata data giustizia a una persona che non c’è più, che stava tornando a casa dopo una festa».

Sei anni di carcere chiudono il processo. Ma su via Andriulli, e negli occhi di chi quella sera c’era, la ferita resta aperta.