“Roma ha paura e nessuno la ascolta”: Rinaldi (Lega) è il primo candidato anti-Gualtieri (che apre la sfida anche nel centrodestra)

Antonio Rinaldi

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Candidato della Lega a Roma, per volontà del vice premier Matteo Salvini e il suo vice Claudio Durigon, Antonio Rinaldi si definisce “un uomo delle istituzioni” e sceglie una mossa netta: rimettere il proprio mandato in una società quotata e partecipata per ragioni di opportunità e rispetto delle regole di mercato, prima di scendere nell’agone politico.
Nell’intervista a Il Nuovo 7 Colli parla, senza giri di parole, di sicurezza, decoro, trasporti, verde pubblico, municipalizzate, disabilità, burocrazia, commercio e periferie: “Roma è un gioiello unico al mondo, ma oggi è ridotta in modo pazzesco”.  È lui l’anti-Gualtieri che, con la sua candidatura, brucia sul tempo gli alleati di centrodestra fin troppo lenti nel proporre nomi che ambiscano davvero al Campidoglio.

Rinaldi, partiamo da qui: perché ha deciso di rassegnare le dimissioni?

“Sono un uomo delle istituzioni. Le rispetto. Ricevere una candidatura impone, per deontologia, di rassegnare le dimissioni da una società quotata e partecipata. Io non sono attaccato alla poltrona. Questa è la mia dimostrazione di correttezza, limpidezza, trasparenza: io rimetto il mio mandato. Anche per sensibilità e rispetto del mercato, oltreché dei cittadini”.

È un gesto politico o una scelta personale?

“È una scelta di stile. Appartengo alla vecchia scuola: si fa così. E la Lega ci crede.
Essere sinceri — come si dice — significa essere ‘senza cera’, quindi senza coprire le imperfezioni: essere genuini.”

Lei mette la sicurezza al primo posto. Perché?

“Roma oggi fa paura, nonostante sia una capitale mondiale. Dare ai cittadini sicurezza significa garantire la prima necessità. C’è emergenza. Oggi molte persone hanno paura a frequentare e vivere la città.”

Cosa serve, concretamente?

“Serve l’impegno delle forze di polizia, certo, che già c’è. Ma bisogna incrementare ancora di più la Polizia Locale e puntare anche sulla figura del poliziotto di quartiere. La presenza sul territorio fa la differenza.”

E sul decoro, che idea si è fatto?

“Roma ha bisogno di una rimessa in sesto come merita. È un gioiello unico al mondo, ma oggi è ridotta in modo pazzesco. Il decoro non è un tema estetico: è rispetto per la città e per chi ci vive.”

Altro punto caldo: mobilità. Roma è ferma?

“Sì. I cittadini sono inchiodati al traffico. E le strisce blu sembrano servire solo a fare cassa. Mancano parcheggi di scambio adeguati. Manca un piano del traffico e mezzi pubblici all’altezza.

Lei è contrario alla “Zona 30”?

“Sì, perché la velocità media a Roma è già sotto i 20 km/h. Quindi mi chiedo: a cosa serve la Zona 30? Sembra solo un modo solo per fare cassa.”

Qual è la priorità secondo lei?

“Prima devi mettere in moto la struttura pubblica: trasporto efficiente, parcheggi, servizi.
Poi pensi al resto. Prima ricostruisci una filiera, poi puoi pretendere e sanzionare i cittadini. Ma se non dai alternative ai cittadini, stai solo punendo chi non ha scelta.”

Capitolo verde pubblico: cosa non funziona?

“La manutenzione è praticamente zero. E intanto si procede a tagliare alberi secolari. Io mi chiedo: perché le risorse non vengono usate per la manutenzione, invece di abbattere in modo indiscriminato? Senza trasparenza”

Quindi lei chiede un cambio di metodo?

“Esatto. Non si può intervenire solo quando c’è un problema o un’emergenza: serve cura, prevenzione e programmazione.”

Per anni si è detto: privatizzare significa efficienza. Lei non è d’accordo?

“Abbiamo vissuto una stagione in cui il mantra era: privatizzare è bello.
Ma spesso privatizzare ha significato aumentare i costi e peggiorare i servizi. Quella narrazione è stata sbagliata.”

Qual è la sua ricetta per Roma?

“Roma deve avere municipalizzate adeguate. E alcuni presìdi devono restare pubblici: ad esempio la Centrale del Latte va mantenuta nella meni del Campidoglio. Serve un presidio pubblico, serve controllo.”

Lei tocca anche un tema molto concreto: accessibilità e disabilità.

“Roma deve avere più attenzione per le persone con disabilità. È una città insensibile alle esigenze reali. Io invito chi amministra a fare un giro per Roma in carrozzina.”

In che senso, oggi, Roma “abbandona” queste persone?

“Perché l’onere è tutto sulle famiglie, e questo non va bene. E vale per tutti: dallo 0 ai 100 anni. Roma deve fare molto di più.”

Ha citato anche le ciclabili.

“Sì: servono, forse, meno ciclabili, su cui si è investito moltissimo, e più risorse per i disabili. L’accessibilità spesso resta un miraggio.”

Snellire la burocrazia: è possibile davvero a Roma?

“Dobbiamo farlo. Siamo nell’era digitale, ma molti non hanno accesso al digitale o non sanno usarlo. Bisogna essere più vicini alle persone per aiutarle: snellire e accompagnare, non lasciare indietro.”

Che idea si è fatto del commercio romano?

“Va sostenuto. Serve più attenzione al commercio al dettaglio e bisogna snellire la parte burocratica, anche qui. Ci sono negozi che rischiano la chiusura solo per le spese legate ad autorizzazioni e controlli.”

Senza togliere regole inutili e snellire-svecchiare l’apparato burocratico?

“Assolutamente sì: sempre nell’ambito delle leggi. Però cerchiamo di semplificare. Il commercio è una voce essenziale della città: se si spegne, si spegne Roma.”

Uno dei punti più duri è sulle periferie.

“Roma non è solo Piazza di Spagna e Piazza Navona. Ogni periferia è una città nella città. E oggi tante zone sono completamente abbandonate.”

Qual è l’ingiustizia principale?

“Che non abbiamo tutti gli stessi servizi e la stessa dignità. Non esistono cittadini di Serie A e Serie B.
Paghiamo un’addizionale IRPEF altissima: ma perché se abiti in periferia devi essere abbandonato?”

In chiusura: che Roma immagina Rinaldi?

“Una Roma che torna a funzionare: sicura, decorosa, con servizi veri, con attenzione a chi è più fragile e con periferie trattate come parte della città, non come un problema da ignorare.”