Roma, i conti di Eur spa (che resta senza velodromo e acquario) in mano al colosso sanzionato da Bankitalia (e ‘caro’ all’Ama)

Roma, sullo sfondo l'ingresso alla sede di Eur Spa, in primo piano il sindaco Gualtieri e la sua vice, con delega al Bilancio, SIlvia Scozzese

Contenuti dell'articolo

Roma, la Giunta capitolina (presente il sindaco Gualtieri, assente la sua vice Silvia Scozzese che è anche delegata al Bilancio) ha dato il via libera alla nomina del revisore dei conti di Eur S.p.A. per i prossimi tre anni 2025-2027. In pratica, il Campidoglio – che in Eur spa è socio di minoranza (al 10%, 90% del Ministero), ma comunque socio – avrebbe detto al suo rappresentante: “Vai in assemblea e vota sì a quel nome”.

Il nome votato dalla Giunta Gualtieri è quello del grande network – un vero e proprio colosso – la famosa società K. e il prezzo complessivo dell’incarico (a carico dei romani) è di 147.420 euro più IVA per tre anni. La società in questione è stata a scelta a seguito del bando avviato dalla stessa Eur spa, al momento guidata dall’Amministratore Claudio Carserà e dal presidente del CDA, Enrico Gasbarra.

Ma la domanda sorge spontanea: nessuno (tra Ministero e Comune di Roma) si è accorto dell’allert di Bankitalia? Sembrerebbe di no. Si sarebbe potuto ripiegare su altra società? Nessuno ha sollevato obiezioni in merito, da quanto risulta agli atti (inseriamo i documenti in formato scaricabile, alla fine di questo articolo).

“Chi controlla chi” quando si parla di conti pubblici a Roma

Eur S.p.A. non è una società qualunque: gestisce ‘pezzi’ di Roma, immobili importanti, eventi, spazi che valgono oro. Non stiamo parlando dell’acquario o del “velodromo” (due opere che fanno sempre rumore e dividono, opere ‘invisibili‘ mai inaugurate), qui la partita è più sottile e decisiva. Il controllo dei numeri. Dal 2025 al 2027, dunque, i bilanci e i conti di Eur spa finiranno nella mani di K., con l’assemblea dei soci chiamata – dopo il voto della Giunta Gualtieri – solo a formalizzare la nomina.

Il dettaglio che fa discutere: la sanzione di Bankitalia

Ed è qui che la politica si intreccia con l’immagine pubblica. Perché K. (società internazionale) arriva a Roma con una macchia recente che pesa sul racconto mediatico, come accennato in apertura: Bankitalia ha inflitto una grave sanzione a questa società (per leggere il documento in questione, clicca qui), nel 2025, anche se per vicende non collegate a Roma. Per omesse comunicazioni all’Organo di Vigilanza di Bankitalia. La sanzione è di 30 mila euro per la società e 38 mila per il revisore, con ricorso presentato dalla diretta interessata alla Corte d’Appello.

Da Ama a Eur: stessa stagione, stessa domanda

Se questa storia suona familiare, è perché un’eco arriva anche da Ama, la municipalizzata dei rifiuti di Roma. Lì, sempre nel 2025, spunta un atto firmato da A. F. (volto manageriale “di ritorno”, con un passato ingombrante in Acea e nel progetto recentissimo di inceneritore di Santa Palomba): affidamento diretto – quindi senza bando – a 78 mila euro per un supporto specialistico all’internal audit proprio a favore di K. (per leggere il documento, clicca qui). Tradotto da bar: a Roma, i controlli finiscono sempre nelle mani degli stessi giganti? Sembrerebbe di ‘sì’.

Politica, fiducia e reputazione: la vera partita

Ovviamente, il nostro è un discorso squisitamente politico, con uno sfondo forse solo economico-giudiziario. Non è questione di demonizzare i grandi revisori: sono player globali, strutturati, abituati a dossier complessi. Ma il punto politico è un altro. Quanto vale la reputazione quando parliamo di società pubbliche e soldi che, in ultima analisi, passano dall’economia della città?

Perché se ti presenti con la targhetta “sanzionato da Bankitalia”, anche se la cifra non è astronomica, il messaggio nell’opinione pubblica è potente. Roma affida i conti a chi è stato richiamato – da Bankitalia – proprio sul tema dei controlli e delle comunicazioni in tema di trasparenza. Tra l’altro, a proposito di targhette, di recente il sindaco Gualtieri ha ratificato (per ragioni ignote) anche la svendita delle partecipazioni pubbliche di due banche pulite, Banca Etica e BCC. Rischiando di far crollare il rating di quest’ultime, visto che la presenza nelle quote azionarie di enti pubblici è vero e proprio oro colato, per gli istituti bancari non quotati e cooperativistici come quelli in parola.

Il “sì” della Giunta e la sensazione di déjà-vu

Ma tornando al tema centrale e a Eur spa, la sensazione finale è quella di un copione che si ripete. Giunta che accelera, nomina che arriva “senza rumore”, e grandi firme della revisione che diventano presenze fisse tra partecipate e società strategiche. Su Eur l’impegno vale tre anni, un costo non enorme, ma simbolico e soprattutto un potere enorme: certificare se i conti raccontano una storia solida. Dopo Ama, ora Eur. La domanda resta sul tavolo: è normale amministrazione o un ‘sistema’ che si chiude sempre sugli stessi nomi?