Roma, i tram si fermano per tre mesi: parte l’ammodernamento della rete elettrica

Tram Roma

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Roma si prepara a un nuovo, pesante stop della rete tranviaria. Per almeno tre mesi, con ogni probabilità durante l’estate del 2026, i tram lasceranno spazio agli autobus sostitutivi. La scelta del Campidoglio, per quanto impopolare, nasce da una necessità non più rinviabile: adeguare le sottostazioni elettriche che alimentano il trasporto su ferro. È uno di quei passaggi che raccontano bene la condizione della Capitale: per accogliere il futuro bisogna prima mettere mano a un’infrastruttura rimasta indietro.

Il nodo politico dietro la scelta

La decisione non riguarda soltanto l’organizzazione del servizio pubblico, ma tocca il cuore della credibilità amministrativa. Da mesi in Campidoglio è chiaro che i nuovi tram Urbos, acquistati per rinnovare la flotta romana, non potranno entrare davvero in funzione senza un intervento profondo sulla rete elettrica. Il sindaco Roberto Gualtieri, anche nella veste di commissario straordinario per il Giubileo, aveva già firmato ordinanze per accelerare le procedure. Il messaggio politico è evidente: i nuovi mezzi non possono restare fermi nei depositi mentre la città continua a inseguire le proprie emergenze.

Perché Roma dovrà rinunciare ai tram

Il problema è semplice nella sua sostanza, anche se complesso nei suoi effetti. I nuovi convogli sono più moderni, più pesanti e più potenti rispetto a quelli attualmente in circolazione. Per sostenerli, però, serve una rete elettrica all’altezza. Le sottostazioni di San Paolo, Nomentana, piazza d’Armi e Trastevere sono al centro di un piano di ammodernamento considerato decisivo. San Paolo, in particolare, è indicata come prioritaria. Senza questi lavori, il rischio non è soltanto quello di nuovi disservizi, ma di vedere paralizzato proprio il rilancio annunciato del trasporto tranviario romano.

Più autobus privati per coprire il vuoto

Per affrontare il blocco, Atac ha scelto di rafforzare il ricorso ai servizi su gomma affidati anche a operatori privati. A fine dicembre 2025, il direttore generale dell’azienda ha firmato un provvedimento che amplia i servizi assegnati alla RTI Cilia Italia-Miccolis per il Lotto 1 e ad Autoservizi Troiani per il Lotto 2. L’obiettivo è coprire le esigenze di mobilità del 2026 durante la sospensione della rete tram. Una misura quasi obbligata, considerando che, come riconosce la stessa Atac, un tram non può essere sostituito da un solo autobus.

Il vero costo per cittadini e pendolari

Il punto, infatti, non è soltanto numerico ma urbano e sociale. Per sostituire ogni tram serviranno circa 1,5 autobus, con un impatto inevitabile sulla qualità del servizio, sui tempi di percorrenza e sulla pressione del traffico cittadino. In altre parole, Roma si prepara a un’estate in cui la mobilità sarà più fragile, più affollata e probabilmente più lenta. Per pendolari, lavoratori e residenti lungo le linee tranviarie si annunciano mesi delicati. Ma il prezzo politico di questo sacrificio sarà misurato su un solo criterio: alla fine dei lavori, i nuovi tram dovranno finalmente circolare davvero.

Un banco di prova per il Campidoglio

La vicenda dei tram romani va oltre il semplice cantiere. È il banco di prova di una promessa pubblica: modernizzare la città senza lasciare i cittadini ostaggio dell’eterna transizione. Se il fermo estivo servirà davvero a sbloccare la rete e a rendere operativi i nuovi mezzi, allora il disagio potrà essere letto come un passaggio necessario. Se invece i tempi dovessero allungarsi, il rischio è che l’ennesima sospensione si trasformi in un simbolo dell’incompiutezza romana, dove ogni rilancio comincia sempre con una rinuncia.