Roma, il consigliere di sinistra blocca i canali social: ‘NO’ al referendum… e ai commenti, ammessi solo like e condivisioni


Alessandro Luparelli, consigliere di Roma Capitale e capogruppo di Sinistra Civica Ecologista, sui social non si risparmia. Il suo profilo è un piccolo bollettino politico permanente: referendum, campagna per il “no” accanto alla maggioranza di centrosinistra e al sindaco Roberto Gualtieri, in piazza del Popolo, questioni municipali, mercati rionali, lavoro dei rider, verde pubblico, tutela delle ville storiche di Roma, etc. Insomma, tutto il repertorio della politica progressista che vuole mostrarsi vicina alla vita vera di “cittadine e cittadini”, alle buche quotidiane della città e alle fatiche concrete dei cittadini-lavoratori.

La partecipazione, però, col filtro

Il punto è che Luparelli parla spesso di partecipazione, confronto, democrazia vera e quindi dal basso. Parole nobili, dense, perfino rassicuranti in un tempo in cui la politica sembra ridotta a slogan e stories. Ma qui arriva il piccolo, gustosissimo cortocircuito: sul suo profilo i follower possono mettere “mi piace”, possono condividere i suoi post, possono osservare quanto gli pare. Ma commentare no. Serranda abbassata. La piazza digitale, evocata a ogni post, somiglia così più a un comizio con transenne che a un’assemblea pubblica faccia a faccia a microfono aperto. Il cittadino ascolta, approva magari, rilancia pure. Ma parlare, quello no, non può parlo.

La strana democrazia del tasto condividi

Eppure il commento social, oggi, non è un dettaglio tecnico. È uno strumento elementare di partecipazione politica, nel bene e nel male. È il luogo del consenso, del dissenso, della critica, persino della noia. Toglierlo significa trasformare la discussione in monologo assistito: il rappresentante parla, il pubblico reagisce con una faccina. Fine del dibattito. Singolare scelta, soprattutto per una forza politica che fa del coinvolgimento dei cittadini una bandiera identitaria. La democrazia digitale, senza possibilità di replica, rischia di diventare una gentile vetrina: ordinata, lucida, ma muta.

Il dubbio che resta sotto il post

E allora la domanda sorge spontanea, quasi inevitabile: come fa un follower a esprimere accordo o disaccordo sulle affermazioni social del consigliere? Dove finisce quel confronto tanto evocato nei contenuti, se poi viene sfrattato nella forma? Forse la partecipazione è ammessa, purché silenziosa. Forse il cittadino ideale è quello che legge, annuisce e condivide senza disturbare. Ai posteri, e soprattutto ai follower rimasti senza tastiera, l’ardua sentenza.