Roma, il “pasticcio” delle case popolari dentro i condomìni privati: Gualtieri e Zevi convocati d’urgenza in Regione Lazio

Roma, foto di un possibile condominio misto

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La Regione Lazio riaccende i riflettori su una delle partite più delicate (e divisive) dell’emergenza casa a Roma: l’ingresso di alloggi di edilizia residenziale pubblica dentro palazzi abitati anche da proprietari e affittuari “a mercato”, ossia privati, i cosiddetti condomìni misti. Giovedì 12 febbraio 2026, alle ore 12, in sala Di Carlo, la X Commissione regionale – situata presso la sede della Pisana – ha convocato un’audizione che mette attorno allo stesso tavolo Campidoglio e comitati di residenti.

Chi viene ascoltato: il Campidoglio e i portavoce dei palazzi

All’audizione sono stati invitati il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, l’assessore capitolino al Patrimonio e alle Politiche abitative Tobia Zevi e il presidente della Commissione Patrimonio e politiche abitative del Comune, Juri Trombetti. Ma soprattutto, entrano in aula i territori: Tiziana Siano (Condomini Don Bosco–Cinecittà), Marco Masotina (Via Pollenza), Giovanni Spagnuolo (Dragoncello) ed Eduardo Dello Iacono (comitato “Silvio Sbricoli”). Il tema ufficiale è chiaro: “problematica condomini misti” dopo l’acquisizione di alloggi ERP nel patrimonio capitolino.

Il contesto: l’operazione Enasarco e la promessa di 1.040 case ERP

Dietro la convocazione c’è un’operazione che l’amministrazione capitolina rivendica come “storica”, dal campidoglio. L’acquisto di 336 appartamenti (prima tranche) da destinare alle graduatorie ERP. Con una seconda tranche da 702 alloggi nel corso del 2026, fino a completare 1.040 abitazioni. Da una parte, l’obiettivo dichiarato è allargare l’offerta pubblica per chi aspetta casa; dall’altra, l’impatto urbano e sociale si scarica su stabili già abitati, con assemblee condominiali e quartieri che chiedono garanzie.

Perché esplode: paura di svalutazione, gestione condominiale, servizi “già fragili”

Le proteste non nascono contro il diritto alla casa, ma contro il modo in cui l’operazione viene calata sui palazzi: i comitati denunciano rischio di deprezzamento degli immobili, aumento di conflitti e morosità condominiali, e soprattutto il timore che l’inserimento di nuovi nuclei in contesti già delicati avvenga senza un piano di servizi, manutenzione e presidio sociale. A dicembre, i residenti hanno portato la contestazione fino al Campidoglio con iniziative pubbliche e accuse di scarsa trasparenza e confronto.

La Commissione che “mette sotto esame” il caso: chi la compone (nomi e partiti)

A occuparsi della vicenda è la X Commissione regionale – Urbanistica, politiche abitative, rifiuti. Secondo le convocazioni ufficiali, la Commissione è composta da:

Laura Corrotti (Fratelli d’Italia) – Presidente, Marika Rotondi (FdI) – Vicepresidente, Adriano Zuccalà (Movimento 5 Stelle) – Vicepresidente, Enrico Panunzi (Partito Democratico), Fabio Capolei (Forza Italia), Laura Cartaginese (Lega), Micol Grasselli (FdI), Edy Palazzi (FdI), Alessia Savo (FdI), Massimiliano Valeriani (PD), Alessandra Zeppieri (Polo Progressista).

La posta politica: “emergenza casa” contro “tenuta dei quartieri”

Questa audizione non è una formalità: è un test politico. Il Campidoglio ha presentato tale scelta come risposta concreta all’emergenza abitativa e allo scorrimento delle graduatorie. I comitati vogliono impegni misurabili su criteri di assegnazione, accompagnamento sociale, gestione delle morosità e tutela della vivibilità dei palazzi. In mezzo, la Regione prova a trasformare una guerra di condominio in una questione di governo del territorio. Perché se la miccia sono gli alloggi, l’esplosivo vero è la fiducia — tra istituzioni e cittadini — nei quartieri dove già basta poco per far saltare gli equilibri.