Roma, il piano casa per la polizia entra nel vivo: confronto su alloggi Ater e canoni calmierati


Contenuti dell'articolo

A Roma c’è un’emergenza meno visibile di altre, ma non per questo secondaria: quella abitativa che colpisce uomini e donne delle forze dell’ordine. Oggi pomeriggio, martedì 24 marzo 2026 alle ore 18, la Domus Sessoriana di piazza Santa Croce in Gerusalemme 10 ospiterà un confronto pubblico che mette al centro un tema concreto: il diritto a una casa sostenibile per chi ogni giorno garantisce sicurezza, presenza dello Stato e presidio del territorio. Non è una questione corporativa, ma un punto che tocca l’equilibrio complessivo della Capitale.

Il nodo della casa e il peso del costo di Roma

Il cuore del confronto è semplice e insieme decisivo: se Roma chiede efficienza, continuità e radicamento a chi indossa una divisa, deve anche interrogarsi sulle condizioni materiali in cui quel lavoro viene svolto. Affitti alti, disponibilità ridotta di alloggi e tempi lunghi nelle assegnazioni rendono sempre più difficile vivere vicino al luogo di servizio. Così il problema abitativo smette di essere una voce amministrativa e diventa una questione politica: riguarda il funzionamento della macchina pubblica, ma soprattutto la qualità della vita di famiglie che spesso reggono turni, trasferimenti e precarietà quotidiana.

Il tavolo istituzionale e il piano degli alloggi calmierati

L’incontro annunciato per oggi nasce proprio da questo punto: mettere intorno allo stesso tavolo Regione Lazio, Prefettura di Roma, Ater e Sindacato autonomo di polizia per discutere il piano casa destinato al personale delle forze dell’ordine. Sul tavolo c’è il tema dell’assegnazione di alloggi di servizio Ater recuperati e destinati agli operatori della polizia a canoni calmierati. Tra le presenze attese figurano il prefetto di Roma Lamberto Giannini e il presidente del Consiglio regionale del Lazio Antonello Aurigemma, a conferma del rilievo istituzionale della discussione.

Non un favore, ma una scelta di tenuta urbana

Il punto politico, in realtà, è ancora più netto. Garantire un alloggio dignitoso e sostenibile a chi lavora nella sicurezza non significa concedere un privilegio, ma riconoscere una funzione pubblica essenziale. In una città complessa come Roma, dove il costo della vita si intreccia con mobilità, turismo, periferie fragili e domanda crescente di ordine urbano, la stabilità abitativa del personale diventa un fattore di tenuta. Il messaggio dell’appuntamento di oggi è qui: non c’è sicurezza credibile senza una rete minima di diritti, strumenti e condizioni concrete per chi la assicura sul campo.

Schiuma e il dopo-referendum: il richiamo al voto e ai temi reali

A moderare il confronto ci sarà Fabio Schiuma, dirigente nazionale di Fratelli d’Italia, già vicepresidente del Consiglio comunale di Roma e figura attiva anche nel dipartimento FdI “La Città della Notte”. Nel giorno successivo al referendum sulla giustizia chiuso lunedì 23 marzo, Schiuma ha scelto una linea politica precisa: rispetto pieno del voto popolare, nessun alibi per chi perde e necessità di tornare ai problemi reali del Paese — lavoro, welfare, sicurezza, scuola e salute. Un messaggio che arriva mentre il referendum si è chiuso con la vittoria del No a livello nazionale e un’affluenza alta, trasformando il passaggio elettorale in un segnale politico più largo del solo merito della riforma.