Roma, il ristorante in centro avrà i tavoli in piazza: il Campidoglio costretto al dietrofront dai giudici

ROma, sullo sfondo, piazza San Lorenzo in Lucina, foto Google Maps, in primo piano sindaco Gualtieri e assessore Lucarelli

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Roma, la Giunta Gualtieri ha dovuto riaprire una partita che il Campidoglio aveva chiuso con un no: parliamo del caso che riguarda un noto ristorante di piazza di San Lorenzo in Lucina, nel cuore del centro storico. Con una nuova delibera (n. 72 del 12 marzo), la Giunta capitolina ha approvato la revisione della scheda del Piano di Massima Occupabilità e inserito una nuova area concedibile nella centralissima piazza davanti ai civici 2, 2A e 3. Il dato politico resta netto. Il Comune non si è mosso per scelta. Si è mosso dopo l’intervento dei giudici.

Dal no del Campidoglio alla bocciatura del TAR

La vicenda parte da lontano. Nel 2022 la Sovrintendenza Capitolina aveva espresso parere negativo. La ragione era semplice. In quel punto della piazza non era prevista occupazione di suolo pubblico. Su questa base, il Municipio I aveva dichiarato improcedibile la domanda della società che gestisce il locale. Ma il Tribunale ha ribaltato l’impostazione. I giudici hanno chiarito che la sola assenza di un’area già concedibile nel Piano non bastava a giustificare lo stop automatico. È qui che matura il primo vero schiaffo amministrativo al Campidoglio.

La diffida e la pressione sul Campidoglio

A rendere ancora più pesante il quadro c’è il passaggio successivo. Il ristorante, infatti, aveva anche formalmente diffidato il Campidoglio a dare seguito alla sentenza, come da noi ricostruito di recente. Poi la società è tornata davanti al TAR per ottenre giustizia . Il risultato è stato un ordine preciso. Roma Capitale doveva adottare un provvedimento espresso entro trenta giorni. In caso contrario, si apriva la strada alla nomina di un commissario ad acta. Da quel momento l’inerzia non era più sostenibile. Né sul piano amministrativo né su quello politico.

Il dietrofront imposto dai giudici

A quel punto la macchina capitolina si è rimessa in moto. La Commissione ha riesaminato la scheda, ha svolto sopralluoghi e ha concluso che non esistevano elementi assoluti ostativi a prevedere un’area concedibile in quel tratto della piazza. La Giunta ha quindi approvato la revisione. Questo è il punto centrale. La delibera non consegna ancora in automatico i tavoli al locale. Però abbatte il muro che aveva bloccato la pratica. Oggi esiste una base pianificatoria nuova. E quella base rimette il ristorante in corsa vera per l’occupazione di suolo pubblico.

Gualtieri e Lucarelli, il peso politico della debacle

Sul piano politico la responsabilità ricade soprattutto sul sindaco Roberto Gualtieri, che guida la Giunta Capitolina, e sull’assessora al Commercio Monica Lucarelli, oltreché sul Municipio I È una responsabilità politica, prima ancora che tecnica. Ma è difficile separarla dall’esito del caso. La correzione del Piano è stata approvata dalla Giunta guidata da Gualtieri. E la linea del Campidoglio sulle occupazioni di suolo pubblico è passata anche dall’assessorato al Commercio, che in questi anni ha sostenuto una stretta fondata sul riordino. In questa vicenda, però, quella linea si è fermata davanti ai giudici.

Cosa cambia davvero per il ristorante

La nuova area è stata disegnata entro limiti precisi. Devono essere salvaguardate le visuali della piazza, l’accesso monumentale di Palazzo Fiano, una fascia di rispetto dal muro del palazzo e una distanza dalla chiesa. Le aree previste, inoltre, restano aree massime. Questo significa che nella fase istruttoria potranno anche essere ridotte. Ma il punto politico non cambia. Fino a ieri c’era una porta chiusa. Oggi quella porta è stata riaperta per ordine del TAR e con un atto votato dalla Giunta Capitolina.

Il messaggio per bar e ristoranti di Roma

Il caso di San Lorenzo in Lucina va oltre il singolo ristorante. Racconta una linea amministrativa che, sui dehors e sull’occupazione di suolo pubblico, ha spesso scelto la strada più rigida. Il risultato, in questa vicenda, è che il Campidoglio ha trasformato un diniego tecnico in un contenzioso perso davanti ai giudici. E alla fine è stato costretto a correggere il Piano. Non è una liberalizzazione totale. Ma è il segnale che il “non si può” automatico non basta più. Per bar e ristoranti romani il messaggio è chiaro. Le regole servono. Però devono produrre decisioni motivate. Non scorciatoie burocratiche.