Roma, il ticket da 2 € per Fontana di Trevi inserito nel ‘Tariffario 2026’ con 19 giorni di ritardo
Roma, Fontana di Trevi, il ticket da 2 euro per avvicinarsi alla fontana più famosa del mondo introdotto dallo scorso 2 febbraio è stato raccontato dalla giunta Gualtieri come una “Svolta di civiltà”, ma nel tariffario ufficiale 2026 del Campidoglio compare solo dopo 17 giorni dall’avvio del pagamento. Per la precisione dalla Delibera di Giunta Gualtieri n. 43 del 19 febbraio che include il pacchetto “Tariffe 2026”. Un pacchetto tariffario pubblicato sull’albo pretorio, tra l’altro, solo il 21 febbraio. In pratica, le tariffe saranno valide e efficaci solo dalla loro pubblicazione, quindi con 19 giorni di ritardo. Inseriamo tale voto di Giunta in formato scaricabile alla fine di questo articolo.
E la cronologia, in questo caso, diventa la vera notizia: il ticket per la celeberrima fontana romana arriva prima in strada, per i turisti, per ‘fare cassa’, e, solo dopo, con largo ritardo, nelle tariffe ufficiali del campidoglio 2026. Tra l’altro, in Giunta a votare le nuove Tariffe 2026 mancavano sia il sindaco, Roberto Gualtieri, che l’assessore al Turismo, Alessandro Onorato, ossia i due politici che hanno più cavalcato – mediaticamente parlando – tale vicenda.
Dallo storytelling agli incassi: la campagna che ha occupato tv e giornali
Per giorni, del resto, l’affaire ticket a Fontana di Trevi ha viaggiato sui media e tv nazionali e locali con un messaggio semplice: pagare un piccolo contributo per una delle icone mondiali di Roma significa ordine, decoro, risorse per interventi utili.
Il sindaco Roberto Gualtieri e gli assessori hanno difeso l’operazione come un passo “normale” in una capitale globale. Il ticket, nelle interviste, è stato presentato come strumento di gestione e di civiltà.
Il dettaglio che sposta il racconto: 19 giorni tra avvio e inserimento negli atti
Poi arriva il passaggio che, per chi osserva l’amministrazione romana, pesa più di qualsiasi slogan: il pagamento parte il 2 febbraio, ma l’aggancio formale nelle tariffe comunali arriva solo il 19 con pubblicazione il 21. Non è solo una questione di calendario: è l’ordine delle priorità legali a cambiare prospettiva. Specie per la Capitale d’Italia.

La domanda sugli incassi: che destino avranno i primi 19 giorni?
Il tema, inevitabilmente, diventa anche contabile e politico insieme. In una città dove ogni euro “finalizzato” è un argomento sensibile, quei 19 giorni iniziali rappresentano il punto più delicato della storia. Come vengono contabilizzati gli importi riscossi prima dell’ultimo passaggio di formalizzazione? Quale rendicontazione verrà resa pubblica e con quale destinazione? Il Campidoglio ha raccontato la misura come un investimento sulla città: per questo la trasparenza del percorso diventa parte integrante della promessa.

Il cortocircuito romano tra comunicazione e amministrazione
La vicenda, letta nel suo insieme, racconta un tratto ricorrente della politica contemporanea. La velocità della comunicazione e la lentezza — o, almeno, la diversa scansione — dei passaggi amministrativi. Nel mezzo ci sono cittadini, turisti, operatori e un simbolo planetario di Roma.
La domanda resta sospesa, ed è la più semplice. Com’è possibile che il ticket viva prima di tutto come racconto pubblico e solo dopo venga incardinato, nero su bianco, nell’architettura tariffaria ufficiale? E, inoltre: i soldi incassati nei primi 19 giorni senza aver prima aggiornato il tariffario 2026 verranno devoluti, dal Campidoglio, ad associazioni benefiche per chiedere scusa ai turisti della loro ‘dimenticanza’? Speriamo che presto qualcuno ce lo spieghi.