Roma, infortuni sul lavoro: oltre 35mila denunce nel 2025 e boom tra gli anziani (+88% over 75)

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Roma è diventata la capitale di una statistica che fa male: nel 2025 ha superato quota 35mila denunce di infortunio, mentre il Lazio arriva a 44.385 casi (+7,2%) e l’aumento corre soprattutto nelle fasce d’età che dovrebbero essere già fuori dai cantieri e dalle corsie, con un’impennata fino a +88% tra gli over 75. Non è un titolo da convegno: è un allarme sociale che sta scivolando verso la normalità.

La “maglia nera” che non fa notizia abbastanza

Dietro l’etichetta di “maglia nera” non c’è una gara tra territori, ma una fotografia cruda: gli infortuni crescono e lo fanno in modo strutturale, non episodico. La denuncia arriva dai sindacati, che parlano di trend peggiorativi confermati e ricordano che il 2026 si è aperto già con tre morti sul lavoro. È il segnale che l’emergenza non è un picco: è un sistema che continua a produrre incidenti come scarto “tollerabile”.

Roma concentra l’emergenza: qui si lavora di più, ma ci si fa male di più

Il dato romano pesa come un macigno perché concentra la maggioranza della forza lavoro regionale, ma anche perché l’incremento è più alto: 35.314 denunce nel 2025 (+8,3%). Nelle altre province i numeri restano inferiori ma in crescita: Frosinone 2.486, Latina 3.519, Viterbo 1.956, Rieti 1.110. Una mappa che dice una cosa semplice: l’aumento è diffuso, non confinato a un singolo distretto produttivo. E se cresce ovunque, vuol dire che non basta un intervento spot: serve una strategia.

Cantieri, trasporti, sanità: le “linee rosse” del rischio

I settori che tornano sempre sono quelli dove la pressione del tempo e dei costi si trasforma facilmente in pericolo: trasporti, sanità, commercio, vigilanza, ristorazione e accoglienza, costruzioni. Quando il rischio diventa cronaca, i volti smettono di essere numeri: come Octay Stroici, 66 anni, morto dopo essere rimasto sotto le macerie mentre lavorava in un cantiere nel cuore di Roma. Storie così non sono “fatalità”: sono fratture nella catena della prevenzione.

L’età che avanza, il pericolo che esplode

Il punto più politico (e più scomodo) è questo: l’aumento degli infortuni è trainato dagli anziani. Tra 65-69 anni si parla di +19%, tra 70-74 di +29%, e tra gli over 75 addirittura +88%. Non è solo una questione anagrafica: è la spia di un mercato del lavoro dove, per necessità economica o per regole di accesso alla pensione più rigide, si resta operativi quando il corpo chiede il contrario. E la sicurezza, in quelle condizioni, non è un dettaglio: è la differenza tra tornare a casa o no.

Morti sul lavoro: 89 casi e un’estate che pesa come un’accusa

Sul fronte degli incidenti mortali, nel 2025 nel Lazio risultano 89 decessi. C’è poi un dato che suona come un avvertimento: un infortunio mortale su cinque in luglio, mese in cui il caldo estremo viene spesso associato a malori e tragedie sul posto di lavoro. Qui il “pepe” sta tutto nella domanda che nessuno ama: quanto vale davvero la vita di chi lavora, quando le catene di appalti e subappalti moltiplicano i passaggi e diluiscono le responsabilità? Se il profitto corre e la prevenzione arranca, il conto arriva sempre: e lo pagano i lavoratori.

La risposta in piazza: Colleferro, 7 febbraio

Per questo sabato 7 febbraio si torna in piazza a Colleferro, alla manifestazione promossa dalle amministrazioni comunali di Artena e Colleferro per ricordare i morti sul lavoro e chiedere più salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. È una piazza che non parla solo di cordoglio, ma di potere: il potere di imporre la sicurezza come priorità, non come postilla. Perché se il 2025 ha chiuso con questi numeri, la domanda vera non è “quanto è grave”, ma “chi decide che può continuare così?”.