Roma, Ippodromo di Capannelle, il Comune riparte con un bando dopo il flop 2024, torna la Città dello Sport: ma i palazzi?
Roma, il Campidoglio è rientrato ufficialmente in possesso dell’Ippodromo di Capannelle. Una riconsegna che non è solo simbolica, perché chiude una stagione lunga e controversa e riapre il dossier su uno dei più grandi impianti sportivi della Capitale. Il Campidoglio parla di “trasparenza e legalità” ritrovate, mentre il Comune prepara il terreno per il rilancio. Nel frattempo, nel perimetro dell’area spunta già un’idea chiave: più sport, ma anche altro, ossia anche padel. Questo spiega l’Amministrazione a La Repubblica, quest’oggi 16 gennaio.
Il flop 2024 e la domanda che torna: ci saranno ancora “palazzi”?
Ma la vera notizia politica non è solo la ripresa delle corse: è il ritorno del progetto “Città dello Sport” dopo il ‘pasticcio’ del 2024. L’anno scorso, come aveva evidenziato Il Nuovo 7 Colli, nel bando – poi andato deserto – compariva un passaggio che apriva alla possibilità di realizzare immobili con destinazioni non strettamente sportive, purché “funzionali” al finanziamento e alla fruibilità dell’impianto.
Non residenziale puro, certo, ma abbastanza per far scattare l’allarme: Capannelle trasformata in un’operazione immobiliare mascherata? Ora il Campidoglio riparte, ma resta il punto politico: il nuovo bando conterrà ancora quella porta socchiusa a nuova edilizia?
Una “cittadella” da 150 ettari: la Roma che decide cosa vuole diventare
Capannelle non è un impianto qualunque: è un pezzo di città, un enorme polmone tra via Appia, Ciampino e l’asse sud-est della Capitale. Qui si incrociano interessi sportivi, sociali, ambientali e – inevitabilmente – economici.
Il Comune vuole affidare dal 2027 una gestione pluriennale a un soggetto privato capace di far tornare Roma su un circuito ippico internazionale. Ma l’obiettivo vero è più ampio: trasformare un luogo storico in un hub contemporaneo, aperto e sostenibile. Ed è qui che la politica deve scegliere la rotta.
Il conto del passato: debiti, gestione opaca e reputazione da ricostruire
La fine dell’era precedente arriva con una zavorra pesantissima: la società che ha gestito per decenni l’impianto lascia dietro di sé un debito milionario e l’ennesimo capitolo di opacità che Roma conosce fin troppo bene quando si parla di grandi strutture pubbliche affidate ai privati. Onorato prova a ribaltare la narrazione: “è finito il tempo del declino”. Il Campidoglio, oggi, vuole far passare un messaggio chiaro: Capannelle non deve diventare un’area grigia, né un parco giochi di interessi paralleli.
Lavoro, diritti e fragilità sociali: dentro l’ippodromo c’è una piccola città
In mezzo alle strategie di rilancio, però, ci sono persone. Ci sono lavoratori in cassa integrazione che attendono garanzie e un futuro credibile, perché ogni “grande piano” si misura sulla tenuta sociale, non sulle conferenze stampa. E ci sono anche famiglie che vivono da anni nelle vecchie stalle, una situazione irregolare ma radicata, che rischia di esplodere in un caso politico e umano. L’assessore frena: “non cacceremo nessuno domani”. Tradotto: il Comune sa che la legalità, da sola, non basta se non è accompagnata da una soluzione dignitosa.
Padel, tennis, eventi: sport per tutti o privatizzazione mascherata?
Il rilancio immaginato parla di nuovi campi, attività complementari, eventi musicali da mantenere e un’area più vissuta sette giorni su sette. Un’idea che, sulla carta, suona moderna: sport diffuso, spazi multifunzionali, attrattività turistica. Ma il rischio – e qui torna il fantasma del 2024 – è che la “polifunzionalità” diventi una parola elastica, buona per tutto, persino per spostare l’equilibrio verso il profitto e lontano dall’interesse pubblico. La domanda vera è politica: Capannelle sarà una città dello sport aperta ai romani o una cittadella gestita come un centro commerciale travestito?