Roma, Italia Nostra chiede la “Revoca della Convenzione” degli ex Mercati Generali: il Campidoglio avvia tre tavoli di confronto
Roma, tre tavoli di discussione e confronto sono stati avviati dal Campidoglio – guidato su questo tema dal sindaco Gualtieri e dall’assessore Veloccia – sul futuro degli ex Mercati Generali, un progetto largamente propagandato dall’Amministrazione come di vera ‘rigenerazione’ urbana. Il Campidoglio li chiama tavoli di “dialogo” e “confronto” – così spiega Italia Nostra, in soldoni, in una nota stampa – come se bastasse mettere qualche sedia in circolo coi cittadini, associazioni e comitati per trasformare una scelta urbanistica calata dall’alto in un processo democratico. Ben vengano gli “incontri” – si legge – purché non siano venduti come partecipazione. Perché qui il rischio è la solita liturgia: si ascolta, si verbalizza, poi si tira dritto. Chiediamo la revoca immediata della Convenzione del 10 novembre. Inseriamo il comunicato integrale alla fine di questo articolo.
Cosa non torna della ‘rigenerazione’ degli ex Mercati Generali?
Nella presunta ‘rigenerazione’ green degli ex Mercati Genrali, raccontata da Il Nuovo 7 Colli dalla scorsa estate, le “storture” del progetto non mancano. L’operazione presentata come recupero dell’esistente è accompagnata da nuovo cemento per 85.460 mq (8,5 ettari, sedici campi da calcio). Una pubblica utilità ribadita in Aula Giulio Cesare mentre il baricentro dell’operazione scivolava su funzioni commerciali, terziarie e turistico-ricettive.
E il cuore “sociale” e di cultura/tempo libero del progetto che, secondo i comitati, si assottigliava fino a diventare del tutto “marginale”. Pure lo studentato sbandierato come risposta all’emergenza abitativa, viene descritto come di fascia alta, dai cittadini, con il sospetto che sia soprattutto la “chiave” per sbloccare agevolazioni e rendite private e privatistiche. Tanto più con quella clausola che lo renderebbe utilizzabile per altri scopi almeno due mesi l’anno (e qui il fantasma del mini-hotel/B&B torna a bussare).
La ferita Ostiense: 9 ettari pubblici e vent’anni di stallo
Parliamo di un’area pubblica semicentrale di nove ettari, con edifici vincolati e un peso urbano enorme. Dove doveva nascere la “Città dei giovani” e invece, per due decenni, non è partito nulla: degrado, strutture che cadono a pezzi, e intanto la natura che si riprendeva gli spazi. Poi arriva l’accelerazione: il subentro di Hines e la convenzione “ritoccata” senza bando pubblico. Ed ecco il ritorno della grande trasformazione, a colpi di delibere.
“Studentati” e cemento: la chiave magica dell’interesse pubblico
Nel comunicato c’è una frase che suona come un atto d’accusa: gli “studentati” diventano la “nuova chiave magica” per ottenere la dichiarazione di interesse pubblico. Traduzione: si dice “studenti” e l’operazione si nobilita da sola. Ma il quadro che contestano comitati e associazioni è più spigoloso: fino a 2.000 posti letto “in teoria per studenti”, prezzi alti e funzioni trasformabili, più commerciale e un parcheggio interrato per 2.500 auto. Sopra? “Piazze verdi”, cioè asfalto (drenante) e arbusti.
La “bonifica” e lo strappo: revoca in autotutela e partecipazione vera
Il crescendo, ora, è politico: Italia Nostra chiede di “revocare” la convenzione del 10 novembre, in autotutela, e di verificare se l’interesse pubblico esista davvero o sia solo un timbro. Perché il “dialogo” tardivo non ripara lo strappo, soprattutto dopo il “colpo di mano” mascherato da “bonifica”: vegetazione rasa al suolo e, al posto del verde spontaneo, “uno squallido acquitrino”. La richiesta è netta: applicare le norme sulla partecipazione (PRG e Regolamento 57/2006) e ripartire dai bisogni del quadrante Ostiense. A cominciare da un parco vero, con alberi veri. Non da un rendering.