Roma, Italia Nostra contro il cantiere della Metro C: «La fontana del 1590 fatta a pezzi e ‘parcheggiata’ tra le auto in sosta”


Contenuti dell'articolo

Italia Nostra mette sotto accusa l’amministrazione Gualtieri per la gestione dei monumenti coinvolti nel cantiere della Metro C a piazza della Chiesa Nuova: secondo l’associazione, la Fontana della Terrina sarebbe stata rimossa senza un adeguato confronto pubblico, separata dall’invaso che la ospitava e trasferita in una collocazione provvisoria ritenuta incompatibile con il suo valore storico. Non è soltanto una polemica sui lavori, ma un’accusa politica precisa: il futuro di Roma non può essere costruito trattando il suo patrimonio come un intralcio.

La Terrina ridotta a una “interferenza”

Il 7 luglio la Terrina di Giacomo della Porta è stata prelevata da piazza della Chiesa Nuova per consentire l’avanzamento del cantiere. La storica opera, generalmente riferita al 1590 e datata dalla Sovrintendenza tra il 1581 e il 1595, era stata collocata nella piazza nel 1924 dopo una lunga permanenza nei depositi comunali. Roma Metropolitane aveva già annunciato la realizzazione di un basamento a piazza dell’Orologio per il trasferimento provvisorio.

Italia Nostra, però, denuncia che tutto sarebbe avvenuto «senza alcuna informazione e partecipazione dei cittadini romani» e senza un confronto con gli studiosi. L’associazione sostiene che la Terrina sia stata «mutilata dell’invaso della Fontana, fatto a pezzi e portato in magazzini di cui non si sa nulla», perché considerato «interferente con il cantiere». Una formula che trasforma un bene storico in un problema logistico da eliminare.

Il Campidoglio chiamato a rispondere

Le operazioni coinvolgono sia la Soprintendenza speciale statale sia la Sovrintendenza capitolina. Italia Nostra non attribuisce materialmente lo smontaggio al sindaco, ma la contestazione investe inevitabilmente l’amministrazione guidata da Roberto Gualtieri, chiamata a garantire trasparenza, partecipazione e tutela del patrimonio comunale. Gualtieri è tuttora il sindaco della Capitale e la Metro C rappresenta uno dei progetti strategici sostenuti dal Campidoglio.

Il punto è proprio questo: mentre l’amministrazione racconta la trasformazione della città, Italia Nostra descrive una Roma in cui i monumenti vengono spostati prima di aver spiegato pubblicamente come saranno conservati, dove verranno custoditi e in quali condizioni torneranno nella loro sede originaria.

Le condizioni poste e poi ignorate

L’associazione aveva chiesto che la Fontana della Terrina e il monumento a Pietro Metastasio fossero rimossi soltanto dopo aver chiarito «la loro ricollocazione» e definito «le modalità del loro smontaggio».

Durante il cantiere, aggiungeva Italia Nostra, i due monumenti avrebbero dovuto trovare posto in un luogo «consono al loro valore storico-artistico», con la garanzia di un successivo ritorno nella piazza preservata nella sua integrità.

In una nota inviata il 3 maggio insieme ad altre associazioni, tra cui la Ranuccio Bianchi Bandinelli, era stata proposta come sede provvisoria largo Tassoni, davanti al Palazzo dell’Oro e lungo il percorso dell’antica via Papalis. La fontana, secondo questa soluzione, avrebbe potuto essere ricollocata nella sua integrità, mantenendo una cornice urbana coerente con la propria storia.

«In mezzo alle auto e dietro un passo carrabile»

La proposta, denuncia Italia Nostra, sarebbe stata completamente ignorata. «Nessuno dei criteri indicati precedentemente è stato rispettato», afferma l’associazione. Italia Nostra descrive la nuova sistemazione con parole durissime. «La Terrina – spiega in una nota stampa l’associazione – è stata collocata in mezzo ad auto in sosta e dietro un passo carrabile».

Non una sistemazione monumentale, dunque, ma uno spazio provvisorio che, secondo l’associazione, mortifica il valore dell’opera. La questione diventa ancora più pesante perché la Terrina ha già attraversato secoli di spostamenti, smontaggi e ricostruzioni. L’ennesimo trasferimento avrebbe richiesto, proprio per questo, attenzione e comunicazione straordinarie.

Anche Metastasio perde il suo contesto

La protesta riguarda anche il monumento a Pietro Metastasio, destinato, secondo il comunicato, a essere trasferito in piazza San Silvestro. Italia Nostra lo definisce uno spostamento «decontestualizzato e davanti a un altro cantiere».

A piazza della Chiesa Nuova la statua è orientata verso via dei Cappellari, dove si trovava la dimora del poeta. Spostarla significa quindi interrompere anche il legame simbolico tra il monumento e la biografia del personaggio rappresentato. Un dettaglio che per il cantiere può sembrare marginale, ma che per Roma costituisce parte essenziale della propria memoria urbana.

La domanda rivolta a Gualtieri

Italia Nostra chiude il proprio atto d’accusa con due interrogativi che il Campidoglio non può liquidare come semplice opposizione ai lavori: «Il nostro patrimonio culturale è dunque adeguatamente tutelato? Può un’opera infrastrutturale, anche se di interesse nazionale, essere prevalente rispetto alle norme costituzionali di difesa dell’ambiente e del nostro patrimonio artistico e culturale?».

La Metro C è necessaria, ma la necessità dell’opera non può trasformarsi in un lasciapassare. L’amministrazione Gualtieri è ora chiamata a spiegare perché le proposte delle associazioni non siano state accolte, dove siano finite le parti rimosse e quali garanzie esistano per il ritorno dei monumenti. Senza risposte chiare, l’immagine che resta è quella denunciata da Italia Nostra: nella Roma dei grandi cantieri, perfino una fontana cinquecentesca rischia di diventare soltanto una fastidiosa “interferenza”.