Roma, la Laurentina diventa un fiume dopo ogni pioggia: i cittadini in protesta con secchi e stivali (ma il Campidoglio fa spallucce)
Non è solo e soltanto un “disagio”: è un’interruzione di pubblico servizio, con tutti i risvolti che si possono immaginare. Da giorni un tratto della Laurentina risulta chiuso al traffico per le conseguenze del maltempo, tra via del Fosso di Radicelli e via Alpe (chilometri 16+500–17+800). E quando salta una strada di questa portata, salta un pezzo della Capitale d’Italia: le linee bus 073 e 049 vengono limitate, sul posto ci sono i cartelli apposti dalla Polizia Locale e la chiusura – si legge negli avvisi – resta finché non tornano “condizioni di sicurezza”. Traduzione: non si sa quando.
Domani alle 10: i cittadini portano i secchi per “svuotare il silenzio”
Ed è qui che scatta la protesta, promossa dal Comitato di quartiere delle Cinque Colline Laurentina: domenica 1 febbraio, ore 10, appuntamento “Radicelli”, con secchi e stivali, per ripristinare la viabilità. “Non per giocare ai volontari della Protezione civile – sostengono i promotori – ma per fare quello che le istituzioni non fanno. Aalmeno costringere qualcuno a guardare. A intervenire, come imposto loro dalla legge. La locandina la butta in satira nera: “Le Terme della Laurentina”, con tanto di canotti, lettini e salvagenti. Il comunicato è ancora più secco: “Non vogliamo svuotare una strada con i secchi. Vogliamo svuotare il silenzio della politica e delle istituzioni capitoline”. Qualche settimana fa, il Comitato aveva provato a chiedere spiegazioni al Campidoglio, ma nessuno si era degnato nemmeno di rispondergli.
L’assenza che fa più rumore: “possibile che non venga nessuno a raccontarlo?”
Il comitato, arrivati a questo punto, lo dice senza filtri: possibile che nessun giornale, nessun tg, nessuna telecamera venga a fare un servizio su un problema che si ripete dopo ogni singola pioggia? È una domanda che brucia perché inchioda due responsabilità: chi governa e chi dovrebbe controllare. Anche perché, quando l’allagamento fa notizia, spesso resta confinato a cronache locali e bollettini di emergenza. E intanto il copione si ripete: acqua, chiusure, rimpalli.
Non è una stradina: è un asse metropolitano che collega territori e lavoro
La Laurentina non è esattamente un vicolo di quartiere: è una provinciale (SP95/b) che connette Roma verso sud, attraversa aree densamente abitate e prosegue fino a Tor San Lorenzo, passando per la cintura esterna e zone come le Cinque Colline. È infrastruttura quotidiana: pendolari, scuole, consegne, emergenze. Quando si blocca lì, non “si cambia strada”: si rompe una catena che tiene insieme periferie, comuni limitrofi e servizi essenziali.
Tanto per capire l’entità del problema, nel solo gennaio 2026 il tratto della via Laurentina in zona Fosso di Radicelli / via Vittorio Alpe è finito già più volte sott’acqua: una chiusura per allagamento ha avuto luogo il 5 gennaio 2026, il 6 gennaio 2026 e ancora 10 gennaio 2026, fino all’ennesima chiusura tra 28 e 30 gennaio 2026 (tratto indicato tra km 16+500 e 17+800).
Il crescendo politico: “meglio annetterci a Pomezia?”
La provocazione finale del Comitato è velenosa e, proprio per questo, efficace: se il livello di cura è così basso, non converrebbe farsi “annessere” da un altro Comune? È un grido più che una proposta, ma fotografa il cortocircuito: competenze spezzate, manutenzioni rimandate, interventi tampone. La chiusura, formalmente, è disposta dalla Città Metropolitana di Roma Capitale; l’informazione ai cittadini passa da Roma Servizi per la Mobilità. Nel mezzo, però, resta la realtà: l’acqua torna e la politica arriva sempre dopo, spesso mai. Domani, almeno, arrivano i cittadini, sulla via Laurentina.