Roma, la mossa di Bulgari cambia l’Eur: nel quartiere arrivano Accademia di alta gioielleria e museo

Roma, il Colosseo quadrato

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Roma, la maison romana sceglie il cuore monumentale dell’Eur per un progetto che unisce formazione, memoria e rigenerazione urbana. Nell’ex ristorante E-42 sorgeranno una scuola d’eccellenza, un museo e spazi aperti alla città: un investimento che rafforza il profilo internazionale di Roma.

Un indirizzo che pesa nella geografia della città

C’è un punto preciso dell’Eur destinato a diventare uno dei simboli della nuova Roma del lusso e dell’alto artigianato: via del Turismo 30, a pochi passi dal Colosseo Quadrato. È lì che Bulgari aprirà la sua Accademia di alta gioielleria, recuperando gli spazi storici dell’ex ristorante E-42, edificio di pregio progettato dall’architetto Ettore Rossi. Non si tratta soltanto di un nuovo insediamento aziendale, ma di una scelta che parla alla città: riportare funzione, visione e prestigio in un immobile che appartiene alla storia urbana dell’Eur.

Non solo lusso: formazione, museo e spazi per Roma

Il progetto immaginato dalla maison romana va oltre la dimensione commerciale. Nei tre piani dell’edificio in marmo bianco, circa tremila metri quadrati complessivi, sorgeranno una scuola di eccellenza per l’alta gioielleria, un museo e ambienti pensati per essere vissuti anche dalla cittadinanza. È un passaggio importante, perché traduce il lessico del lusso in una proposta culturale e produttiva. Bulgari, celebre nel mondo per la lavorazione delle gemme e per il taglio cabochon ispirato alle forme solenni di Roma, sceglie di legare ancora di più il proprio nome alla capitale.

L’ex E-42, da edificio simbolico a leva di rigenerazione

La forza politica dell’operazione sta soprattutto nel luogo. L’ex E-42 nasce infatti come parte della grande visione dell’Esposizione universale del 1942, mai realizzata a causa della guerra. Nel dopoguerra l’immobile ha attraversato diverse stagioni della vita pubblica italiana: dalla riapertura per l’Esposizione internazionale dell’Agricoltura agli uffici della Cassa del Mezzogiorno, fino alla presenza degli uffici del Piano Regolatore di Roma Capitale. Oggi quel palazzo torna al centro di una strategia urbana che mette insieme recupero del patrimonio, investimenti privati e nuova identità pubblica.

Il Campidoglio punta sul distretto della creatività

L’amministrazione capitolina legge l’arrivo di Bulgari come un tassello di una partita più ampia: consolidare il ruolo di Roma come hub internazionale dell’alto artigianato e della creatività. Non è una formula neutra. Significa provare a costruire, nel quadrante dell’Eur, un distretto ad alto valore aggiunto dove moda, design, eventi e cultura dialogano tra loro. La vicinanza con il quartier generale di Fendi, ospitato nel Palazzo della Civiltà Italiana, e con la Nuvola rafforza questa traiettoria. È una geografia del prestigio che punta a tradursi anche in lavoro qualificato e attrattività internazionale.

Un’accademia che racconta una visione industriale

L’apertura, prevista non prima del 2028, porta con sé un messaggio preciso: il saper fare italiano non può limitarsi a essere celebrato, va trasmesso. In un settore in cui per realizzare una collana possono servire anche 2.300 ore di lavoro artigianale, la formazione diventa la vera infrastruttura del futuro. L’Accademia di Bulgari si inserisce proprio qui, come ponte tra tradizione e nuova manifattura di lusso. In altre parole, non una semplice scuola aziendale, ma un presidio di competenze che restituisce centralità alla manualità, alla pazienza e alla cultura del dettaglio.

Roma come racconto, non solo come scenario

In questa scelta c’è anche una lettura più profonda del rapporto tra Bulgari e la capitale. Roma, per la maison, non è solo un fondale estetico ma un linguaggio: cupole, marmi, mosaici, monete antiche, stratificazioni culturali. Lo si è visto anche nelle recenti collezioni e nelle minaudières celebrative dei 140 anni della maison, oggetti che fondono design contemporaneo e memoria classica. L’Accademia all’Eur sembra allora il naturale approdo di questo racconto: un progetto che tiene insieme formazione, identità e città. E che, senza alzare la voce, rilancia una domanda politica centrale: quale Roma vuole diventare la capitale nei prossimi anni?