Roma, la movida di Testaccio potrà essere un po’ più ‘rumorosa’: il Tribunale richiama il Campidoglio
Roma, il TAR Lazio ha chiuso il contenzioso in corso con il Campidoglio perchè il Campidoglio, dopo un primo “richiamo dei giudici”, ha annullato il proprio stop alla deroga sugli orari dei trattenimenti nel locale V. di Testaccio. Ma il segnale per Roma è più ampio: nella zona simbolo della movida, l’amministrazione capitolina – guidata dal sindaco Roberto Gualtieri – non può permettersi silenzi o tempi morti quando deve decidere su musica e orari.
Testaccio la notte è un’industria culturale prima ancora che un’abitudine: via di Monte Testaccio è una spina dorsale di club, cocktail bar e sale live che attirano residenti, studenti e turisti, soprattutto nel weekend. Dentro questa geografia, l’ultima decisione del Tribunale amministrativo mette sotto i riflettori la gestione degli orari e delle autorizzazioni in uno dei quadranti più delicati della Capitale: quello dove la movida non è un dettaglio, ma un pezzo dell’identità urbana.
La sentenza: la causa finisce, ma il messaggio resta
Il punto non è “liberi tutti” sul rumore. Il punto, semmai, è il metodo. Il TAR Lazio (camera di consiglio del 9 gennaio 2026) chiude il ricorso per “cessata materia del contendere” perché Roma Capitale, dopo un precedente annullamento di un diniego, ha poi rilasciato l’autorizzazione richiesta con una determinazione dirigenziale del 31 ottobre 2025. Tradotto: l’amministrazione alla fine decide, e il giudizio di ottemperanza perde utilità. Ma nel quartiere il segnale resta: sugli orari dei trattenimenti non si può restare in silenzio.
Orari, musica e “pubblico spettacolo”: cosa c’è davvero in ballo
Quando un locale chiede di protrarsi con dj set, concerti o serate danzanti, entra in un perimetro normativo preciso: non basta “alzare il volume”, servono titoli e procedure specifiche, soprattutto quando si parla di trattenimenti con musica e pubblico. Nel caso in questione, l’autorizzazione è stata concessa per attività permanente e trattenimenti all’interno del locale V., rilasciata al legale rappresentante di L. G. S.r.l.. È il cuore del contenzioso: non tanto l’esito, quanto i tempi e le modalità con cui la macchina amministrativa risponde.
La “morsa” sui locali e la variabile rumore
Chi vive Testaccio lo sa: la convivenza tra residenzialità e divertimento è un equilibrio fragile. Da un lato, i residenti chiedono tutela della quiete; dall’altro, imprenditori e lavoratori rivendicano regole applicate in modo chiaro, senza stop-and-go e senza incertezze. Roma ha già strumenti regolatori per gestire rumore e decoro urbano, ma l’impressione – che emerge anche da vicende come questa – è che la partita vera si giochi sulla coerenza: tempi certi, istruttorie trasparenti, prescrizioni tecniche verificabili, controlli mirati dove serve davvero.
Non solo un locale: la partita è sul “modello Testaccio”
Ridurre tutto a una disputa tra Comune e singolo locale sarebbe miope. Qui si parla del “modello Testaccio”: un distretto che vive di socialità serale e che, proprio per questo, ha bisogno di regole prevedibili. Se il Campidoglio stringe troppo, il rischio è spostare la pressione altrove (o far crescere l’irregolarità); se allenta senza criteri, la frattura con i residenti diventa inevitabile. Ecco perché, in un’area simbolo della movida romana, forse serve un approccio un po’ più indulgente: non permissivo, ma capace di distinguere e di governare.
La lezione per il Campidoglio: decidere presto, decidere bene
Il TAR non “autorizza il rumore”: registra che l’amministrazione ha dato seguito, con un atto formale, a quanto richiesto dopo una precedente bocciatura del diniego. Tanto basta per far dichiarare improcedibile il ricorso, con spese compensate. Ma il messaggio politico-amministrativo resta: nei quartieri della notte non basta dire no (o tacere). Bisogna motivare, fissare condizioni, misurare impatti e far rispettare le regole. A Testaccio – dove la movida è parte dell’identità urbana – la sfida è questa: non spegnere il quartiere, ma renderlo sostenibile.