Roma, la tenda dell’accoglienza vista Vaticano sarà attiva fino a fine 2026: finiti i fondi del Giubileo, il conto passa ai romani

Roma, sullo sfondo l'interno della tenda, in primo piano sindaco Gualtieri e assessore Funari

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Roma, anche la tenda dell’accoglienza “a due passi” dal Vaticano non smonta, Roma ha deciso di prolungare il servizio H-24 per persone senza dimora in condizione di estrema vulnerabilità: 70 posti letto, presidio continuativo, per quasi tutto il 2026. Il costo complessivo del contratto supera 843 mila euro IVA inclusa: in media circa 2.460 euro al giorno, poco più di 35 euro al giorno per posto letto, se ragioniamo a capienza piena. Questa tenda, quindi, avrà un destino del tutto simile a quella di San Lorenzo, come da noi ricostruito alcuni giorni fa.

Quanto paga il “Giubileo” e quanto paga Roma

Tornando alla tenda vista Vaticano, sul totale di € 843.257,86 (servizio + IVA) previsti di spesa per il 2026, la quota coperta con risorse giubilari in senso esplicito – carte alla mano – è quella dei primi tre mesi: € 220.941,00 (gennaio–marzo 2026). Il resto – cioè la parte che, di fatto, viene ‘assorbita’ nel bilancio ordinario vincolato di Roma – è € 622.316,86 (€ 621.089,70 da aprile al 9 dicembre + € 1.227,16 per i costi sicurezza).

Dove si trova e fino a quando resterà attiva

La struttura è collocata nell’area Vaticana, in via Nuova delle Fornaci, dunque nel quadrante della Basilica di San Pietro, zona Gianicolo. La durata fissata nel provvedimento va dal 1° gennaio 2026 al 9 dicembre 2026. Una data che, politicamente, vale come una conferma. Perché la tenda, nata nell’orizzonte del Giubileo, oggi viene ricollocata nella gestione ordinaria dell’accoglienza urbana. E lo fa in uno dei luoghi più simbolici e osservati di Roma, dove ogni scelta diventa inevitabilmente anche narrazione.

La decisione politica: la Giunta “normalizza” l’esperienza

A dare la cornice è l’indirizzo ‘politico’ a questa decisione che costerà molti fondi pubblici, però,non è la Giunta Gualtieri. Ma gli Uffici tecnici: con la deliberazione n. 112 del 15 dicembre 2025, resa pubblica solo il 21 gennaio (alleghiamo il documento in formato scaricabile alla fine di questo articolo), con cui l’esperienza delle tensostrutture viene presentata come parte integrante del nuovo sistema cittadino contro la grave marginalità adulta.
È qui che il tema smette di essere soltanto sociale e diventa urbano: l’accoglienza in tenda non è più raccontata come parentesi, ma come continuità. E a raccontarcelo sono dei ‘semplici’ dirigenti. Una scelta che, nel centro storico “allargato” del Vaticano, richiede equilibrio: tutela dei fragili, certo, ma anche gestione di un impatto inevitabile su un’area ad altissima sensibilità. E con costi che riverberano sui cittadini.

Fondi giubilari: finiscono davvero? Il segnale è netto

Del resto, il provvedimento fotografa un passaggio: i primi tre mesi del 2026 restano agganciati alle risorse vincolate del programma legato al Giubileo. Dal 1° aprile la copertura cambia linea e si appoggia a fondi vincolati che Roma usa da anni per altri servizi sociali, cioè una “cassetta” tipicamente ordinaria del welfare capitolino. Non è una prova matematica che “i soldi del Giubileo siano finiti”, ma è un indizio politico forte: la spinta straordinaria si assottiglia e il servizio viene assorbito nel bilancio corrente della città.

Il precedente Termini: da eccezione a regola

È lo stesso film già visto con l’altra tensostruttura (quella raccontata nel tuo articolo su Termini-San Lorenzo): prima l’etichetta “Giubileo”, poi la graduale traslazione sul perimetro ordinario. Qui però c’è un’aggiunta simbolica: San Pietro. E un’assenza che pesa nel racconto pubblico: nel provvedimento non compaiono contributi “extra” di altri enti o per lo meno forme di compartecipazione alla spesa. La conseguenza, in controluce, è semplice: se la tenda resta, il conto è destinato a ricadere sui romani.

La domanda di fondo: è il modello giusto per i fragili?

C’è un punto che merita più coraggio politico: davvero la miglior risposta, nel 2026, è “normalizzare” una struttura nata per l’emergenza? Le tensostrutture intercettano chi resta fuori dai percorsi tradizionali, e garantiscono continuità nei mesi più duri: questo è un merito. Ma se diventano permanenza, allora la città dovrebbe pretendere un salto: strutture stabili, più dignitose, integrate nel territorio, e soprattutto una regia nazionale-regionale. Perché Roma, con i suoi debiti vecchi e nuovi, non può essere l’unico bancomat dell’emergenza che diventa normalità. O no?