Roma, la via Laurentina resta chiusa (post nubifragio), altolà dei cittadini al Campidoglio: “Pretendiamo spiegazioni” (FOTO)
Roma, il Comitato Cinque Colline ha presentato un esposto (via pec) a più livelli istituzionali per ottenere risposte rapide e verificabili sulla prolungata chiusura di Via Laurentina dopo le piogge di questi ultimi giorni. La richiesta è netta: chiarire responsabilità e tempi, perché – sostengono i residenti – non si può trasformare ogni ondata di maltempo in un blackout della mobilità nel quadrante sud di Roma.
Dove si è bloccata Roma Sud: il tratto chiuso e l’effetto domino sui trasporti
La Laurentina risulta interdetta in un tratto strategico, con un impatto immediato sulla circolazione e sul trasporto pubblico: deviazioni, corse rimodulate e tempi di percorrenza che si allungano sulle strade alternative. In una città già congestionata, una sola arteria fuori uso è sufficiente a riscrivere la geografia del traffico: quartieri che diventano “imbuti”, incroci sotto stress, autobus costretti a percorsi più lunghi e meno affidabili. Il risultato è un disservizio percepito come sistemico, non episodico.

La contestazione: “non è solo pioggia, è prevenzione che manca”
Il punto politico dell’esposto (inviato dai cittadini via pec) è tutto qui: non basta gestire l’emergenza, bisogna capire perché si ripresenta. Il Comitato chiede di accertare eventuali responsabilità legate a manutenzione, pulizia e messa in sicurezza di canali e fossi di scolo che – secondo i residenti – avrebbero dovuto ridurre il rischio di allagamenti e chiusure. Non è una disputa tecnica: è una domanda pubblica su come vengono programmati gli interventi, con quali priorità e con quali controlli.

Disagi reali: sicurezza stradale, tempi di soccorso, lavoro e scuola
Quando un’arteria come la Laurentina si interrompe, l’impatto non riguarda solo gli automobilisti “in coda”: si allungano i tempi per raggiungere scuole, luoghi di lavoro e servizi sanitari; cresce la pressione su vie parallele e nodi già fragili; aumentano i rischi legati a traffico deviato e percorrenze improvvisate. Il tema diventa anche di sicurezza stradale: più mezzi su strade non progettate per quel carico significa più punti critici, più incidenti potenziali, più difficoltà per chi deve intervenire in emergenza.
Maltempo come stress test: Roma sotto pressione e periferie più esposte
Il contesto è quello di un’ondata di maltempo che ha messo sotto pressione la Capitale, con criticità diffuse e interventi frequenti. Ma proprio qui si innesta la lettura politica: gli eventi intensi non sono più eccezioni rare e imprevedibili. Per questo, agli occhi di un territorio che vive disagi ripetuti, l’argomento “è colpa della pioggia” non basta più. La domanda diventa: quanto era prevedibile, e cosa è stato fatto – o non fatto – prima che si arrivasse alla chiusura?
Il contesto più ampio: competenze frammentate e responsabilità “a catena”
La vicenda di Via Laurentina mette a nudo un problema tipico delle grandi città: la frammentazione delle responsabilità. Comune, Città Metropolitana, Regione, Polizia Locale: quando i confini operativi non sono chiari, il rischio è che la risposta si diluisca tra competenze, rimpalli e tempi che non coincidono con l’urgenza di chi vive il problema ogni giorno. L’esposto del Comitato Cinque Colline nasce proprio per “costringere” la macchina pubblica a una linea chiara: chi deve fare cosa, entro quando, e con quali garanzie.

Ora la partita è politica: tempi certi, trasparenza e un piano di prevenzione
Il passaggio decisivo, adesso, è trasformare l’emergenza in agenda: tempi certi per il ripristino della viabilità, comunicazioni ufficiali non generiche, e soprattutto un piano di prevenzione che non sia una promessa destinata a svanire con il sole. Perché la mobilità non è un privilegio: è un diritto che determina lavoro, servizi, sicurezza e qualità della vita. E quando una strada chiude “ancora”, la domanda dei cittadini è sempre la stessa: non solo quando riapre, ma perché si è arrivati fin qui.
