Roma, la volpe ‘fantasma’ del Colosseo esiste davvero: dopo sei anni spunta fuori la prova: ecco il (VIDEO)

Roma, parco Archeologico, foto profilo social

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Dopo sei anni di orme nel fango, feci lasciate come firme notturne e ipotesi mai confermate, la “volpe fantasma” del Colosseo è finalmente uscita dall’ombra: un video notturno la immortala nella Vigna Barberini e riapre un dibattito scomodo e affascinante sulla convivenza tra fauna selvatica e il cuore archeologico più sorvegliato d’Italia.

Un fantasma che ha giocato a nascondino con la storia

Per anni è stata solo una certezza senza volto. Le sue tracce comparivano puntuali al mattino, quando il Parco archeologico del Colosseo riapriva i cancelli: orme nel fango, resti organici, passaggi evidenti tra le aree verdi. Ma della volpe nessuna immagine, nessun avvistamento diretto. Un enigma zoologico nel cuore dell’Anfiteatro Flavio, dove ogni pietra è studiata e ogni movimento controllato. Fino a oggi, quando la tecnologia ha avuto la meglio sull’astuzia.

Per vedere il video, clicca il link qui di seguito:

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La notte della rivelazione: una telecamera rompe l’incantesimo

È bastata una telecamera notturna, installata nell’area della Vigna Barberini, per trasformare la leggenda in realtà documentata. Pochi secondi di ripresa, un frame recuperato dal personale di sorveglianza, e il mistero è esploso sui social. L’animale cammina con disinvoltura, perfettamente a suo agio tra i resti imperiali. Un’apparizione che affascina, ma che soprattutto pone una domanda cruciale: siamo di fronte a una presenza stabile o a un’abile pendolare della notte?

Residente o clandestina? Il vero nodo del caso

La questione non è folkloristica, ma scientifica e gestionale. La volpe vive stabilmente all’interno del Parco o entra ed esce approfittando del silenzio dopo l’orario di chiusura? La differenza è sostanziale. Nel primo caso, il Colosseo diventerebbe ufficialmente un habitat urbano consolidato per la fauna selvatica. Nel secondo, un semplice corridoio ecologico notturno. Al momento non ci sono risposte definitive, e proprio questo rende il caso così interessante per addetti ai lavori e ricercatori.

Più controlli, più dati: parte la fase due del monitoraggio

Per chiarire il mistero, il Parco ha deciso di rilanciare. Nuove foto-trappole sono pronte a entrare in funzione nell’ambito del progetto Spectio, nato nel 2020 per osservare e studiare la fauna che popola l’area archeologica. Un’iniziativa che unisce ricerca scientifica, didattica e divulgazione, e che ora amplia il proprio raggio d’azione oltre l’avifauna. La volpe diventa così protagonista involontaria di un’indagine che racconta un Colosseo meno monumentale e più vivo.

Quando la fauna selvatica sfida la città eterna

Il caso non è isolato. Roma convive da anni con una fauna urbana sempre più audace: cinghiali, gabbiani, ora volpi. Emblematico quanto accaduto nel 2024 allo stadio Olimpico, trasformato per settimane in un terreno di caccia notturno. Buche nel prato, cavi rosicchiati, attrezzature sparite. Anche lì, prima le tracce, poi l’immagine risolutiva. Un copione che si ripete e che segnala un equilibrio sempre più fragile tra città, natura e gestione del territorio.

Una storia che affascina, ma impone scelte

La volpe del Colosseo conquista l’opinione pubblica, ma obbliga le istituzioni a interrogarsi. Tutelare il patrimonio archeologico significa anche comprendere e governare le nuove dinamiche ecologiche urbane. Ignorare il fenomeno sarebbe miope; affrontarlo con metodo può trasformare un’anomalia in un valore. Per ora, il fantasma ha un volto. E Roma, ancora una volta, scopre di non essere solo eterna, ma anche sorprendentemente selvatica.