Roma, le 4 tendopoli del Giubileo diventano infinite: il Campidoglio lancia l’appalto da 20 milioni fino al 2030

Roma, sullo sfondo una tendopoli, in primo piano sindaco Gualtieri e assessore Funar

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Roma prepara altri quattro anni di accoglienza nelle tendostrutture nate per e con il Giubileo, per evitare che i clochard restassero in strada mentre milioni di turisti e giornalisti invadevano la Capitale per l’Anno Santo: le strutture che per il Campidoglio avrebbero dovuto restare operative “non più di un anno” – così riporta il comunicato stampa di Gualtieri del 23 dicembre 2024 che inseriamo alla fine di questo articolo in formato scaricabile – entrano ora in una nuova gara che può arrivare fino a 19,18 milioni di euro di spesa e spingersi fino alla fine del 2030.

È l’ultimo capitolo di un sistema nato sotto il segno della straordinarietà e che, terminato l’Anno Santo, viene invece traghettato nell’ordinario.

Quattro lotti, 250 posti e altri 48 mesi

La nuova procedura di Roma è stata pubblicata il 29 luglio scorso ed è divisa in quattro lotti.

Il primo riguarda 40 posti, gli altri tre 70 ciascuno: in tutto 250 persone, con accoglienza H24 e mensa sociale. La durata prevista è di 48 mesi.

Gli accordi dovrebbero partire tra novembre e dicembre 2026 e arrivare, a seconda del lotto, al 31 ottobre, 8 dicembre o 15 dicembre 2030.

Il conto merita però precisione. I quattro accordi quadro valgono complessivamente 15.349.163,60 euro. Considerando il quinto d’obbligo e la clausola di rinegoziazione, il valore globale massimo della gara sale a 19.186.454,50 euro. Quasi venti milioni potenziali per continuare a gestire l’accoglienza in strutture che gli stessi atti definiscono ancora “temporanee”.

Quando le tende dovevano durare un anno

È qui che la storia diventa politicamente più scomoda. Nel dicembre 2024, all’apertura delle prime strutture di Porta San Lorenzo e Ostiense, il comunicato ufficiale di Roma spiegava che sarebbero arrivate anche Tiburtina e via delle Fornaci, per complessivi 250 posti. E sull’hub di Porta San Lorenzo metteva nero su bianco:

“Questa struttura non potrà essere fissa e operativa per più di un anno, ma alla fine questo investimento rimarrà alla Protezione civile per le emergenze”.

Era il 23 dicembre 2024. Il progetto veniva presentato esplicitamente come una delle azioni finanziate “in vista del Giubileo”.

Finisce il Giubileo, le tende invece restano fino al 2030

Un anno dopo cambia lo scenario. Il 21 dicembre 2025 Roma annuncia ufficialmente che le quattro tendostrutture attivate per il Giubileo continueranno a funzionare dopo la conclusione dell’Anno Santo. La decisione arriva attraverso una memoria della Giunta, su proposta dell’assessora alle Politiche Sociali Barbara Funari: quei presidi vengono ormai considerati parte del sistema cittadino contro la grave marginalità.

Il passaggio è netto: ciò che nasce per accompagnare l’eccezionalità del Giubileo sopravvive al Giubileo e ora viene programmato (e finanziato) per un altro quadriennio.

Va precisato, prima di tutto, che la nuova gara non obbliga Roma a mantenere fino al 2030 le stesse tende esattamente negli stessi terreni: gli affidamenti dipendono dalla disponibilità delle aree e il Campidoglio può installare le strutture in aree idonee del territorio cittadino. Quello che viene prolungato con certezza è dunque il modello di accoglienza in tendostruttura. Inoltre, il bando non è stato dal punto di vista tecnico lanciato dalla Giunta Gualtieri, ma dagli uffici capitolini che sono però dsotto il controllo diretto dell’Amministrazione Gualtieri, specie su temi tanto importanti.

Il paradosso dell’“emergenza” che dura quattro anni

Ed è proprio negli atti del Campidoglio che emerge il cortocircuito politico. La determina afferma che l’accordo quadro dovrebbe servire a “superare la logica dell’intervento emergenziale”, garantendo un sistema strutturato e continuativo. Ma lo strumento scelto per farlo rimane quello dei presidi temporanei in tendostruttura, destinati proprio all’accoglienza emergenziale di persone senza dimora.

È questa la domanda che resta sul tavolo per Gualtieri e la sua Giunta: può una soluzione nata come emergenziale diventare, semplicemente prorogandola per quattro anni, una risposta strutturale alla marginalità?

Perché il salto temporale è impressionante. Le tende aperte alla vigilia del Giubileo, presentate come risposta straordinaria, diventano ora il contenitore di una programmazione che arriva fino al 2030. E nel frattempo il problema sociale che dovevano tamponare resta lì.

Paga il Fondo Povertà dello Stato

C’è infine il capitolo dei soldi. La determina del 24 luglio 2026 specifica che la procedura è finanziata con la Quota Servizi del Fondo Povertà, annualità 2025, contabilizzata sul bilancio capitolino 2026-2028.

Si tratta del Fondo nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, destinato a finanziare servizi e interventi contro il disagio economico e sociale. Per il 2025 il Fondo dispone complessivamente, in tutta Italia, di oltre 601 milioni di euro.

E il cerchio così si chiude. Per comprare le tendostrutture il progetto originario aveva ricevuto 2,2 milioni di risorse Giubileo 2025; per proseguire ora il servizio arriva invece il Fondo Povertà nazionale.

Prima i soldi straordinari del Giubileo per far nascere le tende, poi quelli statali contro la povertà per far continuare il sistema fino al 2030. La marginalità non sparisce con la Porta Santa. Ma neppure le tende.