Roma, le sbagliano l’intervento alle gambe: 56enne di Sabaudia risarcita con 600 mila euro

corsia ospedale

Doveva essere un intervento risolutivo. Una di quelle operazioni che ti cambiano la vita in meglio. E invece, secondo il Tribunale di Roma, si è trasformato nell’inizio di un calvario fatto di dolore, nuove operazioni, problemi fisici permanenti e depressione.

Per questo una donna di Sabaudia sarà risarcita con oltre 600mila euro dopo una lunga battaglia giudiziaria contro la Casa di Cura Città di Roma, tre chirurghi e le rispettive compagnie assicurative. La sentenza del giudice Guido Marcelli è stata notificata oggi, 20 maggio 2026, all’avvocato Renato Mattarelli, che ha assistito la paziente nel procedimento civile.

L’intervento al ginocchio e la rottura della protesi

La vicenda risale all’ottobre del 2012. La donna, all’epoca appena 41enne, si era rivolta a un chirurgo considerato un nome di primo piano nel settore ortopedico per correggere una problematica al ginocchio destro. L’operazione venne eseguita presso la Casa di Cura Città di Roma. Prima dell’intervento, racconta la donna, le rassicurazioni non erano mancate. “Non si preoccupi, sistemiamo tutto noi”, si sarebbe sentita dire dall’équipe medica.

Per circa tre mesi sembrava andare tutto nella direzione prevista. Poi, nel febbraio 2013, il peggioramento improvviso. La donna aveva avvertito un cedimento della gamba causato dalla rottura delle protesi impiantate durante il primo intervento. Una situazione che avrebbe provocato anche una nuova frattura del femore destro, rendendo necessario un secondo intervento urgente di revisione chirurgica. Ma secondo quanto emerso nel processo, anche quella seconda operazione sarebbe stata eseguita in maniera errata, aggravando ulteriormente il quadro clinico.

“Intervento fatto senza considerare le patologie pregresse”

“Purtroppo anche il secondo intervento veniva eseguito erroneamente e con conseguente aggravamento delle condizioni di salute iniziali e l’insorgenza di nuove e diverse patologie conseguenti agli errori chirurgici del primo e del secondo intervento”, racconta il legale della donna.

Secondo il Tribunale, infatti, i sanitari non avrebbero tenuto adeguatamente conto delle condizioni cliniche pregresse della paziente prima di procedere con l’osteotomia. Nelle motivazioni il giudice evidenzia come la donna soffrisse già di artrite reumatoide, una patologia che rappresentava una controindicazione importante per quel tipo di intervento. I consulenti hanno richiamato anche i precedenti interventi chirurgici subiti dalla paziente negli anni precedenti al ginocchio e alle anche, elementi che avrebbero richiesto valutazioni molto più approfondite prima di operare. In sostanza, secondo il Tribunale, il primo intervento sarebbe stato affrontato senza una corretta valutazione del quadro clinico complessivo della paziente. E il secondo, anziché risolvere i problemi sorti dopo il primo, avrebbe finito per peggiorarli ulteriormente.

“Davanti a questo scenario di peggioramento, causato proprio da chi doveva curarla anziché danneggiarla, la giovane pontina è caduta in depressione anche in considerazione del deturpamento fisico della postura e dalla zoppia provocata dagli errori chirurgici”, commenta l’avvocato Martelli.

Oltre 600mila euro di risarcimento

Dopo una causa civile avviata nel 2021, il Tribunale di Roma ha riconosciuto le responsabilità della struttura sanitaria e dei medici coinvolti, disponendo un risarcimento complessivo superiore ai 600mila euro. La cifra dovrà essere corrisposta dalla spedaleCasa di Cura Città di Roma, dai tre chirurghi coinvolti e dalle compagnie assicurative, secondo le quote di responsabilità stabilite nella sentenza.

Resta però una considerazione che va oltre i numeri e le aule di tribunale: nessun risarcimento, per quanto importante, può davvero cancellare anni di sofferenza o restituire a una persona la serenità persa dentro una sala operatoria.