Roma, luce e gas… con trucco: società gonfiata e venduta per 9,5 milioni, sequestrati beni per oltre 14 milioni a un imprenditore

Guardia di finanza

Una società che sulla carta appariva solida, in crescita e pronta a generare profitti. Una realtà imprenditoriale che nel giro di pochi anni aveva cambiato volto, passando da una situazione di forte difficoltà finanziaria a un’apparente prosperità. Dietro quei numeri, però, c’era una storia completamente diversa.

I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, coordinati dalla Procura della Repubblica capitolina, hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo per oltre 14 milioni di euro nei confronti di un imprenditore romano operante nel settore del commercio di energia elettrica. Sotto sequestro sono finiti il capitale sociale di una società per azioni, dal valore nominale di 2,5 milioni di euro, e il profitto dei reati contestati, quantificato in oltre 12 milioni di euro. Contestualmente sono state eseguite anche perquisizioni personali, locali e informatiche.

La denuncia dopo l’acquisto del 50% delle quote

L’inchiesta prende forma dopo la denuncia presentata da alcuni investitori che avevano acquistato il 50% delle quote societarie, pagando 9,5 milioni. L’operazione sembrava rappresentare un investimento in una società economicamente sana e patrimonialmente solida. Dopo l’acquisizione delle quote, però, la situazione reale è emersa in tutta la sua portata. Gli accertamenti hanno infatti evidenziato come il valore attribuito alla società fosse stato costruito attraverso una serie di operazioni contabili che ne avevano alterato artificialmente la consistenza patrimoniale. Un meccanismo che aveva consentito di presentare agli acquirenti una realtà aziendale molto diversa da quella effettiva.

Le indagini del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma hanno ricostruito il percorso seguito dalla società, attiva nel mercato dell’energia elettrica. Nel giro di pochi anni l’azienda era infatti passata da una situazione di forte sottocapitalizzazione a una condizione di floridità economica. E il risulto era stato ottenuto attraverso aumenti di capitale fittizi e la rappresentazione nei bilanci di dati economici e patrimoniali non corrispondenti alla reale situazione aziendale. Numeri che avevano contribuito a far lievitare il valore della società e a renderla particolarmente appetibile agli occhi dei futuri investitori. Che, vista la reputazione e la credibilità dell’imprenditore, conosciuto nel settore, si sono fidati.

La truffa da 9,5 milioni di euro

L’attività investigativa ha permesso di ricostruire l’operazione. Attraverso artifici e raggiri, accompagnati dall’occultamento di documentazione contabile e da ostacoli posti alle attività di controllo dei soci, l’amministratore avrebbe ottenuto un profitto quantificato in circa 9,5 milioni di euro. Una cifra derivante dal pagamento delle quote societarie a valori ritenuti artificiosamente sovrastimati da parte di una società specializzata nella consulenza imprenditoriale. È proprio su questo passaggio che si concentra una parte rilevante dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Roma.

Ma c’è un secondo fronte che emerge dagli accertamenti della Guardia di Finanza. Parallelamente all’operazione che avrebbe consentito la vendita delle quote a un prezzo gonfiato, gli investigatori hanno ricostruito una sistematica attività di depauperamento delle risorse societarie. Le verifiche hanno portato alla luce una spoliazione patrimoniale per oltre 2,8 milioni di euro, inserita in un quadro più ampio che ha determinato il sequestro di beni e profitti per oltre 12 milioni di euro. Una fuoriuscita di risorse che avrebbe progressivamente svuotato la società, mentre all’esterno continuava a essere rappresentata come un’impresa economicamente forte e in espansione.

Il sequestro del Tribunale di Roma

Alla luce degli elementi raccolti, il Tribunale di Roma, Sezione Gip, ha disposto il sequestro preventivo del capitale sociale della società e delle somme ritenute profitto dei reati contestati. L’indagine riguarda ipotesi di false comunicazioni socialiimpedito controllo e infedeltà patrimoniale, inserite nell’ambito di una presunta condotta fraudolenta finalizzata alla realizzazione di una truffa. L’attività prosegue per completare il quadro degli accertamenti e verificare ogni ulteriore aspetto della vicenda.