Roma, maxi sequestro da 2 milioni: smantellato il giro delle auto riciclate tra Pomezia, Borghesiana e Frascati (VIDEO)
Aveva costruito un impero grazie al riciclaggio di auto. Società, case, terreni. Ma da questa mattina all’alba, grazie a un’imponente operazione condotta dalla Polizia di Stato in diversi quartieri di Roma, oltre che ai Castelli e a Pomezia, è stato sequestrato un patrimonio da circa 2 milioni di euro a un 63enne romano, ritenuto vicino ad ambienti criminali legati al riciclaggio di autovetture.
L’operazione è scattata nelle prime ore del mattino, coordinata dalla Polizia di Stato su disposizione del Tribunale di Roma, Sezione Misure di Prevenzione. In campo gli agenti della Divisione Anticrimine, insieme ai commissariati di Casilino, Lido e Frascati, supportati dalla Polizia Scientifica e dal Reparto Prevenzione Crimine Lazio.
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Sedi a Roma e Pomezia: il sistema delle auto “ripulite”
Il provvedimento di sequestro ha riguardato un compendio patrimoniale di rilievo, stimato in circa 2 milioni di euro. Dentro ci sono finite due società, una con sede a Roma e l’altra a Pomezia, attive rispettivamente nel disbrigo di pratiche auto e nel centro revisioni. Il decreto ha colpito anche cinque unità immobiliari tra Borghesiana, Finocchio e Montecompatri, oltre a cinque terreni a Frascati. Beni che, secondo gli agenti, risultavano riconducibili al 63enne romano finito nel mirino dell’inchiesta.
L’indagine patrimoniale ha ricostruito un sistema che andava avanti da tempo e con una certa continuità. Il meccanismo funzionava grazie al riciclaggio di autovetture e alla gestione di pratiche fittizie per la nazionalizzazione e l’immatricolazione di veicoli usati. In pratica, auto provenienti soprattutto da Spagna e Germania venivano fatte risultare come acquisti privati all’estero, così da aggirare la normativa sull’IVA. Una scorciatoia solo apparente, che avrebbe consentito di schermare operazioni commerciali in realtà ben diverse.
Come operava il 63enne
Il 63enne, che rivestiva la qualifica di pubblico ufficiale in qualità di delegato per lo Sportello Telematico dell’Automobilista, avrebbe avuto un ruolo chiave nell’intera filiera. Attraverso la propria attività d’impresa, avrebbe agevolato l’immatricolazione in Italia di veicoli usati, alcuni dei quali risultati, dopo verifiche tecniche, radiati nei Paesi di origine e quindi di fatto non più abilitati a circolare. Un circuito opaco che avrebbe permesso di immettere sul mercato auto “ripulite” solo sulla carta.
Sulla base degli elementi raccolti, il Tribunale di Roma ha ritenuto sussistenti i presupposti per qualificare il proposto come soggetto socialmente pericoloso. Da qui il via libera al sequestro preventivo finalizzato alla confisca. Il valore complessivo del patrimonio sottoposto a vincolo è stato stimato in circa 2 milioni di euro.