Roma, Mercato Nomentano, parte il restyling ‘a debito’ (come per Colli Albani): nuovo mutuo e Zona 30 attorno Piazza Alessandria

ROma, il Mercato di Piazza Alessandria

Contenuti dell'articolo

Roma, esattamente come per il Mercato Colli Albani, anche il Mercato Nomentano si prepara a un restyling (ossia una ristrutturazione profonda) che avrà luogo dall’inizio della prossima primavera. Un progetto(ne) da circa 1,25 milioni di euro che, almeno per circa 750mila euro, ancora una volta, passa da un mutuo. Mentre la Capitale prova, nel frattempo, tutto intorno al Mercato stesso, anche a rimettere ordine nel quadrante di Piazza Alessandria, con l’istituzione di una Zona 30 (da noi preannunciata settimane fa) destinata a cambiare abitudini, traffico e umori politici e civici.

Il cuore della scelta: il mercato “storico” e i soldi presi a prestito

Il punto di partenza non è la segnaletica, ma la ristrutturazione del Mercato Nomentano. Nelle carte di programmazione capitoline l’intervento è descritto come “ristrutturazione, adeguamento impiantistico e riqualificazione”, con un importo complessivo da 1,25 milioni di euro. E soprattutto con una copertura che parla chiaro: “accensione di prestiti” per circa 750mila €, insieme a risorse di bilancio (“avanzo”) ordinario. Tradotto: una quota viene finanziata con un nuovo debito, un mutuo che Roma ripagherà negli anni.

Un mutuo in più in una città che convive con i debiti

Politicamente, la parola “prestito” pesa. Roma porta sulle spalle un debito storico gestito da anni con una struttura speciale nata per il piano di rientro. Non è un dettaglio per addetti ai lavori: significa che i conti della Capitale sono così complessi da aver richiesto interventi straordinari e sostegni dedicati. Nel 2025, ad esempio, atti parlamentari ricordano un’anticipazione di 548,2 milioni legata alla chiusura della gestione del debito pregresso e ai contenziosi ancora aperti.

Cosa cambia davvero: impianti, spazi e identità commerciale

Quando si parla di “adeguamento impiantistico” non si parla di cosmetica: nei mercati storici l’efficienza di impianti e servizi incide su costi, sicurezza, qualità del lavoro e attrattività. Per questo l’intervento viene letto come una scelta di politica urbana: tenere in vita – e rendere competitivo – un presidio commerciale di quartiere.

Solo dopo arriva la Zona 30: 1,25 milioni per cambiare il quadrante

Il secondo capitolo è la strada. Intorno a Piazza Alessandria, nel Municipio II, il progetto di Zona 30 entra nella fase operativa con lavori che, secondo i portali di gara, valgono circa 1,25 milioni. È il pacchetto che promette marciapiedi più larghi, attraversamenti più sicuri e un disegno urbano che scoraggi il traffico “di passaggio”. E, qui, la copertura indicata nelle tabelle è diversa: “avanzo di amministrazione”, cioè risorse già disponibili nel bilancio pubblico, non nuovo debito.

L’ombra della sentenza: Bologna e il fronte giudiziario sulla “Città 30”

Sul tema, però, non c’è solo urbanistica: c’è diritto e politica. A gennaio 2026 il Tar dell’Emilia-Romagna ha annullato il provvedimento “Bologna Città 30” dopo un ricorso, contestando l’impostazione troppo generalizzata e richiamando la necessità di motivazioni puntuali strada per strada. Non è una bocciatura “ideologica” della sicurezza stradale: è un messaggio sulla tenuta giuridica dei provvedimenti. E a Roma, dove la Zona 30 è diventata bandiera e terreno di scontro, quella pronuncia viene letta come un precedente da maneggiare con cautela.

La partita vera: commercio di prossimità e modello di città

Mettendo insieme i pezzi, il disegno è chiaro: prima si prova a rilanciare il Mercato Nomentano – anche a costo di un nuovo prestito – poi si ridisegna lo spazio pubblico attorno, riducendo velocità e centralità dell’auto. È una scommessa su un’idea di città “più vicina”, dove si arriva a piedi e si compra sotto casa. Ma ogni scelta di questo tipo, a Roma, passa da una domanda inevitabile: quanto possiamo permetterci, in una Capitale che convive con debiti stratificati e che continua, ciclicamente, a finanziare pezzi di futuro anche a rate e in cui i mezzi pubblici sono pochi e funzionano male ma pretende di far viaggiare i cittadini a 30 km/h?