Roma, Metro B, in arrivano i nuovi treni: “Uno al mese” fino a fine 2026. Svolta o solita promessa?


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Roma, c’è un cronoprogramma aggiornato e dettagliato, consegnato dal Campidoglio solo alla ‘stampa amica’, dal quale si desumerebbe l’arrivo di un nuovo treno per la Metro B ogni mese dalla fine di gennaio a seguire fino a fine 2026. L’obiettivo dichiarato dal Campidoglio (sottovoce)sarebbe quello di far partire 14 nuovi treni complessivi entro la fine del 2026, senza più scuse né rinvii.

La parte decisiva: i collaudi e la data che vale più di mille annunci

Dietro la tabella delle consegne resa pubblica dal Campidoglio con le modalità suddette c’è un altro passaggio cruciale, spesso invisibile al pubblico ma decisivo per vedere i treni in servizio: i collaudi. Tre convogli risultano già consegnati nel corso dello scorso anno (2025) e ora il nuovo piano punta a trasformare la consegna in operatività. Il traguardo indicato è la presa in carico del primo treno da parte di Atac entro il 15 marzo, con un esordio sulla linea B nella prima settimana di aprile.

Perché questa volta la scadenza pesa di più: Roma alza la posta

Il punto politico, oggi, non è soltanto “arrivano nuovi treni”, ma “si rispettano finalmente tempi certi?”. La Metro B è una spina dorsale che regge flussi enormi e ogni rallentamento si traduce in ore buttate, nervi a pezzi, produttività che evapora. Il cronoprogramma non sarebbe quindi un dettaglio amministrativo: ma un patto con i cittadini. Tra l’altro, presentato a ridosso delle elezioni amministrative attese per la primavera 2027. Roma, in sostanza, comunica che l’epoca dell’attesa infinita è finita e che la credibilità del sistema si gioca sulla regolarità delle consegne e sulla rapidità con cui i convogli entrano davvero in servizio.

Il contesto: non è solo una questione di trasporti, è fiducia pubblica

La Metro non è un servizio come gli altri: è l’infrastruttura che determina la qualità della vita urbana. Quando funziona, la città si muove; quando si inceppa, Roma diventa più lenta, più cara e più diseguale. Per questo ogni cronoprogramma sui treni è, in realtà, un tema politico: riguarda l’efficacia delle istituzioni, la capacità di governare i contratti, l’autorevolezza nel pretendere risultati. E riguarda anche la percezione di chi paga abbonamenti e biglietti: non compra un “tentativo”, compra un diritto alla mobilità.

Penali e risarcimenti: la linea dura contro i ritardi

C’è infine un elemento che rende questa fase più tesa e, paradossalmente, più credibile: se il nuovo calendario non verrà rispettato, oltre alle penali potrebbe scattare anche una richiesta di risarcimento danni. È un messaggio politico netto: i ritardi non vengono più trattati come fisiologici, ma come un problema con conseguenze. In altre parole: se la città paga ogni giorno il prezzo dei disservizi, qualcuno dovrà pagare il prezzo delle promesse mancate. E il banco di prova è già qui: fine gennaio, poi marzo, poi mese dopo mese, fino al 2026.