Roma, Metro B: via libera a 6 nuove stazioni, 1,5 miliardi di spesa prevista: ecco dove passerà il tracciato

Roma, Metro B, tracciato

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Mentre Roma archivia l’ennesimo anno di promesse, l’a Giunta guidata da Roberto Gualtieri ‘Amministrazione comunale capitolina mette un timbro che, almeno sulla carta, cambia la geografia politica della mobilità: via libera al documento di fattibilità per prolungare la Metro B oltre Rebibbia, puntando dritto verso l’area est della Capitale e il confine con Guidonia. Tradotto: si sblocca il passaggio che permette agli uffici di andare avanti con la progettazione e arrivare al progetto da presentare al governo.

Sei nuove fermate: ecco la “spina dorsale” dell’est romano

Il prolungamento immaginato non è un ritocco, ma un pezzo di città sotterranea: sei nuove stazioni in due tratte, per circa 8 chilometri complessivi. La prima tratta va da Rebibbia a Casal Monastero con tre fermate: San Basilio, Torraccia e Casal Monastero. La seconda spinge fino a Setteville con altre tre stazioni: Tecnopolo Tiburtino, Settecamini e Setteville, oltre a un deposito e un nodo di scambio. Un disegno che prova a trasformare il “quadrante Tiburtino” da periferia di passaggio a porta d’ingresso.

Prima tratta: San Basilio e Torraccia, la mobilità come questione sociale

La partita non è solo ingegneristica: è politica, perché intercetta quartieri dove il trasporto pubblico è spesso percepito come un diritto a intermittenza. San Basilio e Torraccia non sono nomi neutri: evocano densità abitativa, pendolarismo, tempi di vita compressi. Portare la metro qui significa (se i lavori saranno coerenti) ridurre dipendenza dall’auto e alleggerire l’imbuto quotidiano che si forma tra Tiburtina, raccordo e assi consolari.

Casal Monastero, il vero “snodo” del progetto

Casal Monastero è il punto in cui l’opera smette di essere una linea e diventa sistema. Qui si concentra una scelta che vale più di molti slogan: un grande parcheggio di scambio (2.800 posti auto su più livelli), stalli per autobus e collegamenti “di ultimo miglio”. È la logica del “lascia l’auto fuori e prendi la metro”, che a Roma funziona solo quando è comoda, sicura e davvero competitiva. Se questo nodo regge, può cambiare i flussi in entrata dalla cintura est.

Seconda tratta: Tecnopolo, Settecamini, Setteville — la sfida ai flussi Tivoli-Guidonia

Il tratto verso Setteville è il messaggio più ambizioso: non parla solo ai residenti romani, ma a una massa di pendolari che ogni giorno attraversa il confine amministrativo senza trovare un confine al traffico. Tecnopolo Tiburtino e Settecamini intercettano aree produttive e logistiche; Setteville chiude la linea dove Roma sfiora Guidonia. L’obiettivo dichiarabile è semplice: sottrarre al raccordo una quota di auto che oggi non ha alternative credibili.

1,5 miliardi e 5 anni di lavori: il test della credibilità

Il conto è pesante: circa 1,5 miliardi di euro, con una stima di cinque anni di lavori “dal via” effettivo. Ma il punto, a Roma, non è solo quanto costa: è quando parte e quanto regge nel tempo la volontà politica, tra passaggi autorizzativi, interlocuzione con il governo e priorità che cambiano con il vento. La sensazione è che si sia aperta una porta importante; la domanda è se dietro ci sia davvero il corridoio finanziario per attraversarla.

La promessa (e il rischio): una metro nuova non basta se il resto resta fragile

C’è un’ultima verità scomoda: ogni estensione è anche un impegno di gestione, manutenzione e qualità del servizio. Una metro che arriva più lontano, ma resta inaffidabile, non conquista fiducia né sposta comportamenti. Se il Campidoglio vuole che questo progetto sia più di un annuncio, dovrà farlo convivere con il presente: frequenze, sicurezza, accessibilità, cantieri e una rete di superficie che accompagni davvero le nuove stazioni. La Metro B verso Setteville può essere svolta o miraggio: dipende da ciò che succede dopo la delibera.