Roma Metropolitane, buco da 2,2 milioni nel solo anno 2024: la Giunta salva i conti (ma senza Gualtieri e vice Scozzese in Campidoglio)

Roma, sullo sfondo il logo di Roma Metropolitane, in primo piano il sindaco Gualtieri

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Roma, la Giunta capitolina ha dato il via libera al bilancio di Roma Metropolitane al 31 dicembre 2024, autorizzando il proprio rappresentante a votare “sì” in Campidoglio. Un passaggio politico che pesa, anche per un dettaglio non secondario: nella seduta in cui si è definita la decisione, mancavano sia il sindaco Roberto Gualtieri sia la vicesindaca Silvia Scozzese, che è anche la delegata al Bilancio. Il voto ha avuto luogo il 15 gennaio, gli atti (che alleghiamo in formato scaricabile alla fine di questo articolo) il 22 gennaio.

Il buco del 2024: debiti su, perdita rinviata

Il dato che conta è questo: nel solo 2024 la massa debitoria della società cresce di circa 2,2 milioni rispetto all’anno precedente. Non un inciampo tecnico, ma un peggioramento netto che si innesta su una condizione già pesante. Nel bilancio compare anche una perdita d’esercizio totale superiore ai 4 milioni, che viene rinviata agli anni successivi. Tradotto: il problema non si risolve oggi, si sposta più avanti.

“In liquidazione”, ma ancora al centro della partita

Roma Metropolitane è formalmente in liquidazione, ossia in vendita, ma nei fatti continua a muoversi dentro un recinto decisivo: quello delle grandi opere, dei cantieri e delle partite aperte che ruotano attorno alla rete metropolitana. È una società che dovrebbe avviarsi alla chiusura e invece resta in campo, perché Roma non può permettersi vuoti operativi su dossier giganteschi. Il risultato è un paradosso tipicamente romano: una struttura creata per chiudere che continua a produrre effetti, e a farli ricadere sul socio unico, cioè Roma Capitale e quindi sulla tasche dei romani.

Nel racconto pubblico, questa voce non c’è

C’è un secondo elemento che pesa più di quanto sembri: la distanza tra i numeri e la narrazione politica. Nell’ultimo Rapporto alla Città 2025, l’amministrazione ha scelto toni positivi, sottolineando risultati e stabilità, come se la città fosse entrata in una fase di ordinata ripartenza. Ma di Roma Metropolitane e del suo peggioramento non c’è traccia significativa. Non è un dettaglio, perché qui non parliamo di una riga di contabilità: parliamo di un pezzo di Roma che continua a generare costi, tensioni e incognite.

Non è un caso isolato: il fronte delle partecipate scricchiola

Roma Metropolitane non vive in una ‘bolla’. Il sistema delle municipalizzate è da anni il punto più fragile del potere cittadino: lì si accumulano problemi, si rinviano scelte, si scaricano tensioni sociali e finanziarie. La Centrale del Latte di Roma naviga in acque difficili e continua a essere un tema politico più che industriale. AMA resta una trincea permanente, con numeri da rossi fisso e richieste da decine di milioni al Campidoglio costretto a attingere risorse dai fondi di riserva, attività che raccontano la fatica di reggere il peso della città e di una macchina organizzativa spesso al limite. ATAC prova a mostrarsi in ripresa, ma porta dietro una storia lunga di emergenze, salvataggi, piani straordinari e ricadute quotidiane sui cittadini ma, nel frattempo, avanza richieste economiche altissime, di carattere economico, al Campidoglio, come da noi ricostruito di recente.

Roma e i debiti: tra vecchie eredità e nuovi rischi

Il punto finale è politico, e riguarda l’intera Capitale: Roma convive con il debito come fosse parte della sua architettura. Da una parte c’è il debito “storico”, quello che ha segnato la città per anni e che continua a condizionare ogni scelta vera. Dall’altra ci sono i debiti “nuovi”, quelli che crescono nelle partecipate e si manifestano in modo più subdolo: nel rinvio degli investimenti, nei servizi che non decollano, nelle emergenze che diventano normalità. È qui che il bilancio di Roma Metropolitane smette di essere un documento e diventa una domanda politica: chi si assume la responsabilità di dire che il conto sta salendo, e che la città prima o poi dovrà pagarlo?