Roma nel cartello ‘cialtrone’ l’iconico regista si trasforma in gatto: Fellini diventa… Felini
C’è un momento in cui il decoro urbano a Roma inciampa. Non su una buca, ma su una lettera. Basta una “l” in meno e Federico Fellini diventa “Felini”. Non è un gioco di parole, ma un cartello vero, comparso sul Lungotevere della Vittoria, di fronte allo stadio Olimpico. “Cialtroneria è un modo di essere”, ha commentato il consigliere municipale del XII Municipio Marco Palma. “Il team di Gualtieri era in pompa magna a inaugurare il lungotevere Fellini 4 anni fa, tra piazzale Maresciallo Giardino e lungotevere Maresciallo Cadorna. Poi sono arrivati i lavori e una segnaletica verticale e Fellini, forse in omaggio al nostro canile-gattile di Muratella o più in generale ai gatti di Roma, è diventato… Felini”.
La scia di gaffe: quando Roma inciampa sulle targhe
Il punto è che non si tratta di un episodio isolato. Roma ha una lunga tradizione di errori nella segnaletica urbana. A volte refusi, altre volte veri e propri svarioni. Roma e suoi sindaci hanno già mostrato di sapersi impigliare nei propri simboli. Nel 2021, nel video promozionale della Ryder Cup 2023, il Campidoglio fece comparire l’arena di Nîmes al posto del Colosseo: un errore che fece il giro del mondo.
Ma succede anche con le targhe commemorative, dove nomi storici vengono storpiati. Succede con le vie dedicate a personaggi celebri, dove una vocale fuori posto cambia tutto. E succede anche con i cartelli stradali, dove errori grammaticali o traduzioni improbabili trasformano indicazioni serie in piccoli sketch involontari. Non è solo una questione estetica. È memoria pubblica. È identità.
La reazione, ogni volta, segue lo stesso copione. Prima lo stupore. Poi l’ironia. Infine la polemica. Perché vedere Fellini diventare “Felini” fa sorridere, sì. Ma anche riflettere. Su come vengono gestiti dettagli che, in una città come Roma, dettaglio non sono. I social amplificano tutto. Le foto diventano meme. I commenti si moltiplicano. E la gaffe, da episodio locale, diventa nazionale.
Ciampi: da Azeglio ad “Azelio”
Nel 2021, durante l’intitolazione a Carlo Azeglio Ciampi, la scritta riportò “Carlo Azelio” invece di Azeglio. La cerimonia si fermò sul più bello, davanti alle massime autorità dello Stato, e la targa venne poi sostituita. I giornali sottolinearono l’imbarazzo per un errore così elementare proprio nel momento in cui si celebrava un ex presidente della Repubblica.
Un altro scivolone molto romano ha riguardato Sora Lella. Sulla targa di viale Sora Lella, messa nel 2013, la data di morte risultò sbagliata: 1997 al posto di 1993. Un dettaglio che, nel linguaggio dei cartelli, diventa una stonatura evidente. La correzione arrivò solo dopo segnalazioni e polemiche, nel 2020. Anche qui il meccanismo è quello di sempre: prima la svista, poi l’imbarazzo, infine il tentativo di rimediare. A fatica, visto che per farlo sono stati impiegati 7 anni.
Prati e le frecce sbagliate
C’è poi il caso di Prati, forse meno spettacolare, ma perfetto per capire la tenacia dell’errore romano. All’angolo tra via Crescenzio e via Terenzio, i residenti hanno segnalato per anni una cartellonistica con indicazioni sbagliate. Mail e telefonate non sono bastate a risolvere il problema, rimasto lì per due anni nonostante le segnalazioni. Una storia che dice molto: a volte non serve un grande disastro per mettere in imbarazzo una città. Basta una freccia al posto sbagliato.
Non solo Roma: gli errori urbani sono un genere nazionale
Se Roma ha il vizio di esporre i propri inciampi in piazza, il resto d’Italia non è da meno. A Nichelino, in Piemonte, via Po era diventata via Po’, con l’accento, come se fosse “un pochino”. A Magnago, invece, in Lombardia, la strada intitolata al celebre pittore Renato Guttuso è finita per celebrare l’ex calciatore e ora allenatore “Ringhio” Gattuso. La differenza con Roma è semplice: lì hanno corretto subito. E si sono scusati con i cittadini per l’errore…