Roma nord, 10mila mq d’oro davanti al parco, i Somaschi contro il Campidoglio: “Abbiamo il diritto di costruire”
Roma, le richieste edificatorie dei Padri Chierici Somaschi che il Campidoglio non avrebbe ascoltato (i religiosi parlano di “silenzio-inadempimento” dell’amministrazione capitolina) sono arrivate in Tribunale, davanti al Tar del Lazio: i giudici non hanno respinto queste richieste, ma le hanno (almeno per il momento) “circostanziate” e rinviate con udienza spostata a data da definire con una ordinanza che porta la data di oggi, 5 gennaio 2026. Il progetto edile dei Padri Somaschi punta a realizzare un intervento edificatorio su un’area di circa 10mila metri quadri, l’equivalente di due campi da calcio di serie A. Un’area ampia (compresa tra la via Cassia, la via Flaminia e la via Due Ponti) che secondo la classificazione catastale che il Nuovo 7 Colli ha potuto verificare, risulterebbe effettivamente edificabile.
Roma Nord, davanti all’Inviolatella Borghese
Il terreno in questione si trova a Roma Nord, proprio di fronte al Parco dell’Inviolatella Borghese, in un contesto dove il confine tra tutela del verde e nuove volumetrie è particolarmente sensibile e politicamente esposto. In sostanza, da parte dei giudici, non c’è un muro davanti al progetto dei Somaschi: c’è un semaforo giallo. La partita resta aperta, ma il punto diventa la solidità degli atti, la coerenza delle motivazioni e, soprattutto, la responsabilità politica di Roma Capitale, chiamata a muoversi con maggiore precisione e trasparenza.
10mila metri quadri “da catasto edificabili”: la miccia della rendita
Il punto politico è semplice e, per questo, esplosivo: circa 10mila metri quadri classificati come edificabili in catasto, in un’area dove il verde rappresenta già di per sé un valore conteso. Quando si parla di suolo, a Roma, non si parla mai solo di tecnicismi. Si parla di rendita, di potere negoziale, di capacità di orientare le trasformazioni. Ogni metro quadro “potenziale” diventa un argomento, ogni interpretazione un’arma. E a quel punto la domanda non è più “si può?”, ma “chi decide davvero?”.
Il contesto romano: il PRG esiste, ma la città si cambia nei dettagli
Roma ha un impianto urbanistico definito, con un Piano Regolatore che stabilisce indirizzi e regole. Ma la città, da decenni, si trasforma soprattutto nelle pieghe politiche: passaggi amministrativi, pareri, procedimenti, compatibilità, varianti. È lì che le grandi partite diventano possibili: non con una decisione clamorosa, ma con una serie di scelte minute, spesso invisibili ai cittadini finché non è tardi. Per questo il rinvio dei giudici pesa: impone rigore e costringe l’amministrazione a uscire dalla zona grigia.
Inviolatella Borghese: un polmone verde e un confine urbano delicato
L’Inviolatella non è un “giardinetto” di quartiere: è un’area vasta, un margine verde che separa e insieme collega zone diverse di Roma Nord. È un luogo che regge equilibri: traffico, densità abitativa, qualità dell’aria, fruizione pubblica, identità del territorio. Qui ogni intervento diventa immediatamente un precedente. E quando il verde è percepito come argine naturale alla cementificazione, qualsiasi progetto edificatorio viene letto come un test politico: tutela reale o tutela di facciata?
Il pressing sul Campidoglio: una scelta che deve reggere davanti alla città
Il rinvio giudiziario, di fatto, sposta il centro della scena sul Campidoglio. Perché se i giudici non chiudono la porta, significa che la decisione torna a essere soprattutto amministrativa e politica. E allora servono atti chiari, percorso lineare, motivazioni comprensibili anche fuori dagli uffici. I Padri Somaschi spingono per costruire, rivendicando le proprie ragioni. Ma la città, dall’altra parte, chiede una garanzia: che il suolo non diventi merce negoziabile, e che la regola valga per tutti, soprattutto quando in gioco c’è un pezzo di verde a Roma Nord.