Roma, nuovo Policlinico Umberto I, ok definitivo al progetto da un miliardo: avvio del cantiere nel 2027 (FOTO)

Umberto I, il rendering del progetto

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Roma, la notizia politica è che il dossier nuovo Umberto I esce finalmente dalla palude burocratica e arriva al centro della regia pubblica. La presentazione congiunta tra Regione Lazio, Università La Sapienza e Campidoglio segna un passaggio che, a Roma, vale più di un rendering: significa convergenza istituzionale e un impegno a mettere nero su bianco tempi e responsabilità. Il traguardo indicato resta ambizioso: lavori completati tra fine 2030 e inizio 2031. Il punto più sensibile, però, è la promessa: cantieri sì, ma ospedale operativo, senza interruzioni e con riduzioni “modulari” dei servizi.

Tempi reali: perché il cantiere “vero” rischia di partire nel 2027

Al di là delle presentazioni e dei passaggi istituzionali, la traiettoria più plausibile resta quella di un avvio operativo nel 2027. Il motivo è semplice: prima servono progettazione esecutiva, gara, aggiudicazione, verifiche e autorizzazioni, oltre alla pianificazione dei trasferimenti interni per garantire continuità assistenziale. In un’opera di questa scala, la differenza tra “annuncio” e “scavo” la fanno i passaggi amministrativi e la capacità di governare l’impatto sul servizio. Per questo, realisticamente, il cantiere pieno potrebbe vedere la luce solo nel 2027.

Umberto I, il rendering del progetto
Umberto I, il rendering del progetto – www.7colli.it

Il problema vero: un gigante a padiglioni che non regge più la sanità moderna

Il Policlinico Umberto I è una macchina enorme, storica, simbolica. Proprio per questo oggi è anche un nodo critico: un sistema frammentato in decine di padiglioni, nato in un’epoca in cui la medicina era meno integrata e la logistica sanitaria contava meno. Nel 2026, invece, la qualità delle cure dipende anche da tempi di trasferimento, percorsi interni, prossimità tra pronto soccorso, diagnostica e sale operatorie. La struttura “a pezzi” genera inefficienze, rallenta i flussi, moltiplica i punti di attrito. E mentre i cittadini misurano la sanità con le ore d’attesa e la pressione sui reparti, la politica è costretta a scegliere: rattoppare o rifondare.

Umberto I, il rendering del progetto
Umberto I, il rendering del progetto – www.7colli.it

Il cuore del progetto: il monoblocco su viale dell’Università

La scelta strategica si chiama “monoblocco”: un unico edificio principale che sostituirà una serie di manufatti più recenti, giudicati fatiscenti e non più adeguati. Qui dovrebbe concentrarsi l’asse clinico più delicato: pronto soccorso, diagnostica, blocco operatorio, terapia intensiva e parte delle degenze, con una distribuzione su più piani pensata per comprimere distanze e tempi. L’obiettivo dichiarato è chiaro e comunicativamente potente: aumentare i posti letto da circa 1.050 a 1.170, cioè 120 in più. Un numero che, da solo, non risolve la crisi del personale e delle liste, ma segnala un indirizzo: espandere capacità e modernizzare l’organizzazione.

“Ospedale giardino” e mobilità: la sanità diventa anche urbanistica

Qui la partita smette di essere solo sanitaria e diventa urbana. Non è un dettaglio: l’Umberto I vive dentro una delle aree più congestionate della capitale, tra università, traffico e flussi quotidiani enormi. Il progetto parla di viali alberati, percorsi pedonali interni e una riorganizzazione della mobilità con un grande parcheggio interrato. L’idea è ridurre il caos in superficie e rendere più leggibile l’accesso, soprattutto per pazienti fragili, famiglie e personale. Se realizzata bene, questa parte può incidere sulla vita reale tanto quanto un nuovo reparto: perché l’efficienza di un ospedale inizia spesso prima della porta d’ingresso.

I soldi (e la regia): un miliardo e un incastro di poteri pubblici

Il capitolo decisivo è il finanziamento: oltre un miliardo di euro, con una struttura istituzionale che coinvolge più livelli di governo e più attori pubblici. È qui che Roma spesso inciampa: non sul disegno, ma sull’iter. Regione, Università, Comune, apparati tecnici e tutela del patrimonio devono muoversi come un solo corpo, evitando rimpalli e rinvii. La promessa politica è “partire presto”: affidamenti nel 2026, cantieri nel 2027 e circa quattro anni di lavori. Ma la credibilità del progetto si giocherà su due test: la capacità di rispettare le scadenze e la gestione della fase transitoria, quando ogni spostamento di servizi può diventare un problema sociale.

Addio Pietralata e l’effetto domino: cosa cambia per la sanità romana

Con questo piano tramonta, almeno nelle intenzioni, l’ipotesi di trasferire l’intero policlinico altrove, a Pietralata, vicino al Pertini. È una scelta politica netta: investire sulla sede storica e trasformarla, invece di inseguire una migrazione che avrebbe richiesto anni, nuove aree e conflitti urbanistici. In parallelo, la Regione tiene aperto anche il dossier San Giacomo, che dovrebbe tornare operativo con una missione diversa, più orientata alla presa in carico di comunità e fragilità. Il rischio, come sempre, è quello degli annunci. L’opportunità, invece, è una: usare davvero l’Umberto I come leva per ridisegnare la sanità della capitale, non solo per “ristrutturare” un edificio. Perché qui non si tratta di architettura: si tratta di potere pubblico, servizi essenziali e fiducia dei cittadini.