Roma, occupazione dello Spin Time, Santori (Lega): “Occupazioni giustificate, legalità calpestata”
A Roma basta pronunciare due parole – Spin Time, l’immobile situato in via Santa Croce Gerusalemme n. 55 – per accendere un incendio politico. Non è solo un edificio occupato, né soltanto un “centro sociale”: è diventato negli anni un simbolo nazionale dentro cui si intrecciano emergenza abitativa, gestione degli spazi pubblici, conflitto sociale e credibilità delle istituzioni. E oggi, mentre la città vive una fase di tensione su regole e sicurezza, il caso torna al centro della scena: tra chi invoca tutela sociale e chi chiede un ritorno netto all’ordine giuridico.
La mossa della Lega: accesso agli atti e accusa frontale al Campidoglio
La prima vera novità politica del 2026 arriva dall’Assemblea Capitolina. Fabrizio Santori, capogruppo della Lega in aula Giulio Cesare, annuncia di aver depositato una richiesta di accesso agli atti per ottenere “massima trasparenza su incarichi, consulenze e collaborazioni tra Roma Capitale e mondo accademico”. La sostanza è chiara: per la Lega, mentre una parte dell’ambiente culturale e universitario difende Spin Time, il Campidoglio deve chiarire ogni possibile intreccio amministrativo. “La legalità non è negoziabile”, rivendica Santori.
“Mentre tutta l’intellighenzia della sinistra, sindacati e mondo culturale e universitario – scrive in una nota stampa Santori – si mobilitano in queste ore per difendere l’occupazione abusiva di Spin Time, emerge con chiarezza la vera linea politica del sindaco Roberto Gualtieri: giustificare l’illegalità e trasformarla in modello culturale. Per questi motivi la Lega ha depositato un accesso agli atti chiedendo la massima trasparenza su incarichi, consulenze e collaborazioni tra Roma Capitale e il mondo accademico: la legalità non è negoziabile. Parliamo dello stesso Sindaco che in campagna elettorale entrò nello stabile occupato per chiedere voti. Oggi Gualtieri vorrebbe apparire come garante delle regole, ma la sua credibilità è pari a zero: ha legittimato politicamente quelle occupazioni ieri, e oggi ne subisce il ricatto ideologico. È grave”, prosegue Santori, “che attorno a Spin Time si stia costruendo una narrazione tossica, secondo la quale l’occupazione abusiva, con gestione opaca di spazi anche commerciali, non sarebbe un problema di legalità, ma una presunta risposta sociale. Una visione che delegittima la proprietà privata, umilia chi rispetta le regole e scarica sui cittadini onesti il prezzo dell’incapacità amministrativa della sinistra. Basta retorica, basta santificazioni, basta cattivi maestri che giustificano l’abuso e alimentano il caos”, conclude il leghista.
Cos’è Spin Time e perché non è un caso come gli altri
Spin Time nasce come occupazione in un grande stabile rimasto inutilizzato nel quadrante dell’Esquilino, trasformato nel tempo in una sorta di micro-città verticale: abitazioni, spazi comuni, attività sociali, iniziative culturali. Per i sostenitori, è una risposta concreta al tema casa e all’abbandono urbano; per i critici, è la prova che Roma tollera zone franche dove il confine tra emergenza e gestione stabile diventa indistinto. Il punto è che qui non si discute solo di uno stabile: si discute di modello di città.
Perché adesso torna lo spettro dello sgombero
Il tema riemerge con forza perché Roma, come altre grandi città, vive una stagione in cui lo Stato e i livelli locali sembrano voler riaffermare un principio: chi occupa non può dettare le regole. In questo contesto, ogni occupazione “storica” diventa un caso politico, non solo operativo. E Spin Time, per la sua dimensione e visibilità, rappresenta un banco di prova perfetto: se si interviene, si rischia un impatto sociale; se non si interviene, si alimenta la percezione di un doppio binario tra cittadini che rispettano le regole e chi vive in deroga permanente.
L’onda di solidarietà: cultura, sindacati e università in campo
Intorno a Spin Time si è consolidata una rete di sostegno che coinvolge associazioni, pezzi del mondo culturale e sindacati. La narrazione è potente: sgomberare significherebbe colpire famiglie, fragilità e integrazione, aprendo un’emergenza umanitaria. Non è solo una difesa dell’occupazione, ma un messaggio politico: la città non può limitarsi a “reprimere”, deve offrire alternative. È una linea che parla al cuore della sinistra urbana: diritti, inclusione, welfare di prossimità. Ma proprio questa narrazione, oggi, viene contestata con durezza.
Santori all’attacco: “Gualtieri credibilità pari a zero”
Qui il comunicato della Lega alza i toni. Santori accusa il sindaco Roberto Gualtieri di aver legittimato politicamente quelle occupazioni, ricordando la presenza del primo cittadino nello stabile in campagna elettorale. L’affondo è chirurgico: secondo il leghista, Gualtieri vorrebbe ora apparire garante delle regole, ma “oggi ne subisce il ricatto ideologico”. E soprattutto – attacca – attorno a Spin Time si costruirebbe una “narrazione tossica” in cui l’illegalità viene assolta perché “sociale”, mentre la proprietà privata diventa un ostacolo, non un principio.
La domanda che interessa davvero i romani: chi paga il prezzo della confusione?
Al netto delle tifoserie, la questione ha un risvolto molto concreto: che città è Roma quando le regole sembrano opzionali? Se lo Stato arretra, l’occupazione diventa normalità e chi rispetta le norme si sente penalizzato. Se lo Stato avanza senza soluzioni, l’emergenza sociale esplode altrove, nei quartieri e nei servizi. La politica, qui, non può limitarsi al rito dello scontro: deve dire se vuole regolarizzare, ricollocare, sgomberare o costruire un percorso che non sia né propaganda né resa. Spin Time non è solo un caso: è un test di maturità per la Capitale.