Roma, ospedale sotto pressione e con spesa extra durante il Covid, ma conto non pagato: la Regione vince in Tribunale
Roma centro, Asl Roma 1, un ospedale privato ma convenzionato aveva retto una fetta importante di cure “non Covid” nel pieno della pandemia Covid, ma il Tribunale amministrativo del Lazio ha stabilito che quelle prestazioni oltre budget non dovranno essere pagate dalla Regione Lazio.
La vicenda: cure in emergenza, poi arriva il conto
La storia nasce tra il 2020 e il 2021, gli anni più duri dell’emergenza sanitaria. Un grande ospedale privato accreditato nel centro di Roma (che preferisce non comparire) sostiene di aver garantito continuità di assistenza mentre molte strutture pubbliche venivano riconvertite in centri Covid. Secondo lo stesso ospedale, quella scelta di restare “Covid Free” avrebbe evitato che visite, ricoveri e interventi urgenti finissero bloccati o rinviati.
Il problema, però, è economico. L’ospedale aveva un budget concordato con il sistema sanitario regionale. E quel tetto, durante la pandemia, sarebbe stato superato.
Extrabudget: cosa significa e perché pesa
“Extrabudget” vuol dire, in pratica, prestazioni sanitarie erogate oltre il limite di spesa fissato nei contratti con il servizio sanitario.
L’ospedale racconta che non si è trattato di una scelta “commerciale”. Sarebbe stata una necessità. Anche per evitare che il pronto soccorso diventasse ingestibile, con più rischio contagio.
I numeri indicati dall’ospedale privato ma convenzionato sono precisi. Nel 2020: 117 ricoveri in emergenza e urgenza oltre budget, per 472.604,92 euro. Nel 2021: 218 ricoveri, per 800.347,88 euro.
La tesi dell’ospedale: “Abbiamo coperto i vuoti del sistema”
La struttura sostiene di aver assorbito attività che altrove non si riusciva più a garantire. Parla di una fase in cui altri ospedali, riconvertiti per il Covid, avevano ridotto o sospeso molte attività ordinarie.
E rivendica anche accordi con ospedali pubblici per eseguire interventi chirurgici che, altrimenti, sarebbero slittati.
Da qui la richiesta alla Regione Lazio: un maggior budget per il 2021 e il riconoscimento delle prestazioni extrabudget del 2020. Richieste inviate nel 2021 e poi sollecitate nel 2022.
La risposta della Regione Lazio: “Il tetto si supera solo in casi specifici”
La Regione (Giunta Zingaretti bis), con una nota del 23 maggio 2022, dice no. Il punto è semplice: il budget non è una stima elastica, ma un limite.
Secondo la Regione, lo sforamento è possibile solo in alcune ipotesi, legate a accordi e protocolli previsti per l’emergenza. E a condizioni puntuali.
In sostanza: se l’extra attività non rientra nei casi concordati, resta nella disciplina ordinaria. Quindi non viene pagata.
Cosa dice il TAR Lazio: “Nessun obbligo oltre il tetto”
Il TAR Lazio (sentenza pubblicata il 4 marzo 2026, n. 4078/2026) respinge il ricorso. E mette nero su bianco un principio che, nella decisione, viene richiamato in modo netto:
“Il soggetto accreditato… non ha l’obbligo di rendere le prestazioni… oltre il tetto preventivato”.
Tradotto: una struttura privata accreditata non è tenuta a fare più di quanto pattuito. Se lo fa, senza autorizzazione, corre il rischio di non essere remunerata.
I giudici insistono anche su un altro passaggio chiave. La regola dei tetti di spesa serve a tenere in piedi il sistema. E vale anche quando la pressione è altissima. Il TAR parla di un vincolo “ineludibile”, legato alla necessità di programmare le risorse.
Il nodo decisivo: cosa prevedeva davvero l’accordo anti-Covid
C’è poi un dettaglio che pesa più di tutto. Durante la pandemia, il contratto con la ASL era stato integrato proprio per l’emergenza. Ma il TAR rileva che la possibilità di andare oltre budget era “specificamente circoscritta”.
E riporta la formula del contratto: “Il budget… è da intendersi valicabile esclusivamente” in casi collegati alla gestione Covid o a trasferimenti di attività con nuove attivazioni, per un periodo limitato.
Secondo il Collegio, i ricoveri d’urgenza oltre budget effettuati per pazienti del pronto soccorso dell’ospedale non rientravano in quelle ipotesi autorizzate.
Per i giudici, quindi, l’ospedale ha agito “di propria iniziativa”. E questo “preclude… qualsiasi diritto” a ottenere un compenso più alto.
Il “tesoretto” da 140 milioni non basta a cambiare il finale
L’ospedale aveva anche un argomento politico ed economico: nel 2020, sostiene, la Regione avrebbe risparmiato circa 140 milioni per minori prestazioni in strutture riconvertite Covid. Quindi, secondo la tesi del ricorso, ci sarebbero state risorse per pagare chi aveva garantito le cure ordinarie.
Ma il TAR taglia corto. Anche se quel risparmio c’è stato, la Regione aveva già deciso come gestirlo con propri atti. E, soprattutto, quegli atti non erano stati impugnati in questa causa.
In più, viene richiamata una scelta regionale: un contributo una tantum rivolto alle strutture che, nel 2020, erano scese sotto certe soglie di produzione. Una strada diversa, quindi, rispetto a pagare ex post l’extrabudget.
Il verdetto: ricorso respinto, ognuno paga i propri legali
Conclusione: il TAR respinge il ricorso dell’ospedale. La Regione Lazio esce “promossa”.
Le spese legali, però, vengono compensate. In pratica: niente condanna alle spese tra le parti, ma il contributo unificato resta a carico dell’ospedale.
Il messaggio della sentenza è chiaro. Anche in una crisi sanitaria, il confine tra prestazioni necessarie e prestazioni pagabili passa da contratti e autorizzazioni. E quando quel confine viene superato senza copertura, il rischio economico ricade su chi ha erogato le cure.