Roma, paradosso ATAC: “Poco smart working e Gualtieri in silenzio”. L’accusa del consigliere Carpano
Roma, nel dibattito capitolino sul lavoro agile, il consigliere comunale Francesco Carpano porta in Aula un tema che tocca insieme organizzazione del lavoro e qualità della vita urbana. Nel suo comunicato evidenzia una contraddizione: ATAC S.p.A. Tra le aziende con più dipendenti nel territorio comunale e tra le più esposte agli effetti del traffico, manterrebbe un regime di smart working più basso rispetto a quello adottato dal Comune. Una distanza che, nel ragionamento politico, diventa indicatore del grado di digitalizzazione interna.
La richiesta: adeguare ATAC allo standard del Campidoglio
Il punto proposto è diretto: per Carpano, il lavoro agile in ATAC va “subito adeguato” alle regole di Roma. Nel comunicato la questione non viene impostata come un dettaglio gestionale, ma come una scelta che dipende dalla linea dell’azionista pubblico. Da qui l’idea di un intervento che parta dalla governance, perché — sostiene il consigliere — senza una spinta politica del socio è difficile aspettarsi un cambio strutturale nell’organizzazione aziendale.

Il cuore del dossier: la survey interna ottenuta con accesso agli atti
A sostegno della richiesta, Carpano richiama un accesso agli atti su una recente “survey” condotta da ATAC sullo smart working rivolta al personale amministrativo. Il riepilogo fotografa una platea complessiva di 981 destinatari e registra 663 compilazioni. Un tasso di risposta del 67,58%, con 318 questionari non compilati indicati come “residui”. È un dato che, sul piano politico, viene utilizzato per dare consistenza al tema e per collocarlo in un perimetro misurabile.
Dipendenti e responsabili: come si compone la partecipazione
Nel dettaglio, la rilevazione distingue due gruppi. Tra i “Dipendenti” risultano 836 persone coinvolte, con 566 questionari compilati (67,70%) e 270 residui. Tra i “Responsabili” la platea è di 145, con 97 compilazioni (66,90%) e 48 residui. Il prospetto è associato a un protocollo del 20/01/2026, elemento che inquadra temporalmente l’atto richiamato nel comunicato. In questa cornice, la discussione si concentra più sulle scelte organizzative che sulle dinamiche individuali.
Cosa il riepilogo non chiarisce e perché il tema resta politico
Il documento riepilogativo, per come è impostato, non entra nel merito delle risposte: non specifica quanti giorni di lavoro agile siano praticati, quali funzioni vengano considerate compatibili con lo smart working o quali criticità operative emergano. È proprio questa assenza di contenuto qualitativo che spinge Carpano a insistere su un punto: la distanza dagli standard del Comune, se presente nei regolamenti interni, diventerebbe un segnale del livello di integrazione del digitale nei processi aziendali e della capacità di programmare un’evoluzione nel tempo.
Il ruolo del socio pubblico e il passaggio su Gualtieri
Nel comunicato, la leva del cambiamento viene ricondotta al rapporto tra azienda e socio pubblico, con un riferimento esplicito al sindaco Roberto Gualtieri. L’impostazione è politica: l’organizzazione del lavoro di una partecipata strategica viene letta come parte del disegno complessivo sulla mobilità e sulla modernizzazione amministrativa. Ridurre gli spostamenti quotidiani del personale amministrativo — è l’argomento — significa anche alleggerire la pressione sul traffico e rendere più coerente la missione del trasporto pubblico con le pratiche interne, in una città che guarda al Campidoglio come snodo delle scelte.
