Roma, parcheggia male e la sua moto travolge e uccide un passante: condannato per omicidio stradale

polizia locale e ambulanza

Una moto lasciata dove non avrebbe mai dovuto essere. Poi un’auto che la centra in pieno. Infine la tragedia: il mezzo sbalzato contro un gruppo di persone davanti a un locale e un uomo che muore sull’asfalto. Due anni dopo quella notte, il Tribunale di Roma ha stabilito che anche chi aveva lasciato la moto in sosta vietata ha avuto un ruolo determinante nella morte di Francesco Messineo, 65 anni.

Per questo il proprietario della moto è stato condannato per omicidio stradale. Una sentenza che riconosce come una scelta apparentemente banale – parcheggiare un mezzo in modo irregolare – possa trasformarsi in un ingranaggio mortale.

Incidente mortale a Roma: donna investita e uccisa mentre attraversa sulle strisce in viale Isacco Newton

La tragedia davanti al locale

La vicenda risale alla sera del 24 maggio 2024 in via Suor Maria Mazzarello, al Tuscolano, in zona Furio Camillo. Francesco Messineo aveva trascorso alcune ore con amici e familiari davanti al locale “Il Santo Bevitore”. Erano quasi le 23 quando una Volkswagen Up, guidata da una giovane automobilista, aveva urtato violentemente una Honda Shadow parcheggiata in divieto di sosta accanto alla pedana esterna del pub. Secondo quanto emerso nel processo e nelle indagini della Polizia Locale, la moto occupava parzialmente la carreggiata, restringendo lo spazio disponibile per il transito dei veicoli.

L’impatto aveva trasformato la moto in una specie di proiettile. La Honda è stata scaraventata in avanti, travolgendo alcune persone che si trovavano davanti al locale. Tra loro c’era Francesco Messineo. Per il 65enne non c’era stato niente da fare.

Ad aggravare la posizione del proprietario della moto è stato il comportamento tenuto subito dopo la tragedia. Secondo l’accusa, l’uomo si è allontanato senza prestare soccorso e senza fermarsi a verificare le condizioni delle persone coinvolte. A incastrarlo sono state le testimonianze raccolte dagli investigatori e alcuni elementi acquisiti durante le indagini. Una circostanza che ha portato alla contestazione anche dell’omissione di soccorso.

Incidente mortale via Ostiense, la vittima è Riccardo Albertoni: aveva 22 anni

Due condanne per la stessa tragedia

La Procura ha ricostruito una catena di responsabilità che ha coinvolto entrambi gli imputati. Da una parte la conducente dell’auto, che aveva già definito la propria posizione con un patteggiamento. Dall’altra il proprietario della Honda, ritenuto corresponsabile per aver lasciato il mezzo in una posizione pericolosa e in violazione delle norme sulla circolazione. Il giudice ha quindi condannato il motociclista a un anno e dieci mesi di reclusione, con pena sospesa, disponendo anche la sospensione della patente per tre anni e sei mesi.

Nel procedimento si erano costituiti parte civile i familiari della vittima. Il Tribunale ha riconosciuto una provvisionale immediatamente esecutiva pari a 80 mila euro per la moglie60 mila euro per la figlia e 30 mila euro per il fratello di Francesco Messineo, oltre alle spese legali. Una sentenza che chiude il processo di primo grado ma che non cancella una tragedia nata da una serie di errori e negligenze. Perché forse, se quella moto non fosse stata lasciata in mezzo alla strada, Francesco Messineo sarebbe ancora vivo.