Roma, parte l’abbattimento con ricostruzione del Ponte tra La Storta e Boccea: partono gli espropri
Roma, per chi si muove ogni giorno tra Boccea, Casalotti e La Storta, è una svolta, partono gli espropri per i lavori di abbattimento e ricostruzione del Ponte tra La Storta e Boccea. L’intervento entra nella fase più concreta, quella della disponibilità delle aree. Dopo i via libera sul progetto, la dichiarazione di pubblica utilità apre la strada agli espropri necessari per cantieri e sistemazioni. È il passaggio che, di fatto, trasforma un’opera “annunciata” in un’operazione che inizia a toccare il territorio: perimetri, accessi, spazi di manovra, occupazioni temporanee.
Il “Dazietto” e l’incrocio che fa paura: code, strozzature e sicurezza
Qui non è solo una questione di traffico: è sicurezza e vivibilità. L’incrocio tra via della Storta e via di Boccea – per molti “il Dazietto” – è da anni un punto caldo: carreggiate che si stringono, svolte complesse, rallentamenti continui. Il ponte attuale è diventato il simbolo della strozzatura, con una sezione ridotta che fatica ad assorbire i flussi nelle ore di punta. Il risultato è un imbuto che, a cascata, alimenta code su più direttrici e rende ogni incidente o guasto un problema per mezzo quadrante.
Come cambia davvero: ponte più largo, due corsie e spazio per i pedoni
La ricostruzione promette un salto di categoria: un ponte più largo, con due corsie più “respirate”, banchina e un marciapiede dedicato. Tradotto: maggiore regolarità dei flussi e più protezione per chi attraversa a piedi o si muove lungo l’asse Boccea–Storta. Nel pacchetto rientrano anche barriere di sicurezza e un nuovo impianto semaforico all’incrocio, pensato per gestire meglio i conflitti tra correnti di traffico e ridurre le manovre rischiose. L’obiettivo è rendere il passaggio non solo più scorrevole, ma più “leggibile” e controllabile.
La mossa per ridurre il caos: ponte costruito “fuori” e poi spinto in sede
Il dettaglio tecnico che interessa i residenti – perché parla direttamente di tempi – è la soluzione scelta per contenere l’impatto: il ponte viene realizzato in cemento armato fuori sede e poi posizionato con una manovra “a spinta” tramite martinetti idraulici. È una strategia che mira a lavorare il più possibile senza interrompere la vita dell’area e a concentrare demolizione e varo nella finestra più critica. In sostanza: cantiere organizzato per ridurre le settimane di paralisi totale, limitando il “tutto fermo” a una fase programmata.
Traffico: stop concentrato e deviazioni, la vera partita è l’estate
Il nervo scoperto è uno: quando e quanto si fermerà tutto. La linea è quella di una chiusura totale concentrata in un periodo ridotto, con l’orizzonte dell’estate come finestra più probabile per minimizzare l’effetto su scuole e pendolarismo. Nelle fasi più invasive, la viabilità dovrebbe passare su strade alternative del quadrante, con deviazioni già individuate per assorbire il traffico in transito. Accanto al ponte, però, ci sono lavorazioni che spesso “allungano” i cantieri: sottoservizi, spostamenti, sistemazioni idrauliche e logistica dei mezzi. Ed è qui che gli espropri – anche temporanei – diventano cruciali.
Tempi e incognite: gara avviata, ma l’avvio “pesante” dipende da aggiudicazione e aree
La cornice è quella di un’opera inserita in un più ampio pacchetto di interventi sulle infrastrutture cittadine. Sul tavolo ci sono tempi di lavoro che, a cantiere avviato, puntano a restare entro pochi mesi, ma la realtà dipende da due passaggi decisivi: l’aggiudicazione e la consegna effettiva delle aree. In zone complesse, tra vincoli, verifiche e coordinamenti, anche pochi intoppi possono cambiare il calendario. Per i residenti, in ogni caso, la novità è chiara: con la fase espropri si entra nel vivo. E da qui in poi, ogni atto e ogni passo non saranno più “burocrazia”, ma cantierizzazione reale sul territorio.