Roma, Piazza dei Cinquecento: dai 500 alberi promessi ai soli “51 entro il 2026”


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Roma, l’ultima novità su piazza dei Cinquecento – la grande area urbana antistante la stazione Termini – sta tutta in un numero. Cinquantuno. Sono i nuovi alberi tra pini e lecci annunciati dal Campidoglio (per il tramote di Anas) per la fase due del cantiere che si chiuderà “Entro il 2026”. Saranno collocati nelle cosiddette “gocce verdi”, le grandi aiuole che dovrebbero portare ombra e mitigare il caldo. È il punto da cui bisogna partire. Perché il cantiere va avanti, ma la piazza resta ancora (e chissà per quanto tempo ancora) una grande e costosissima opera incompiuta, nonostante avrebbe dovuto essere ultimata per il Giubileo 2025.

Quando la promessa era una foresta urbana

Il problema, per il Campidoglio, nasce dal confronto con il racconto iniziale. Per anni piazza dei Cinquecento è stata presentata come il simbolo di una nuova ‘Roma verde’. Non una semplice piazza riordinata. I render ufficiali pubblicati sul portale di ‘Roma si Trasforma’ (una sorta di ‘Bibbia’ laica del Campidoglio – parlano da soli: c’è un “render arboreto” che parla chiaro. C’è una piazza immaginata come un fitto paesaggio di chiome, una vera e propria ‘foresta urbana’. E già nel 2022 il progetto vincitore veniva descritto come un giardino storico ricreato con “500 alberi”.

I numeri che non tornano, da 500, a 300, a 107 per finire con … 51

È qui che la vicenda diventa politica. Perché i numeri, nel tempo, hanno iniziato a cambiare. Il progetto raccontato in sede culturale e architettonica parlava di 500 alberi. La Strategia di adattamento climatico di Roma ha poi fissato l’asticella a 300 alberi. A gennaio 2025, dopo l’inaugurazione del primo lotto, Anas assicurava invece che a fine lavori in piazza ci sarebbero state 107 piante. Oggi la notizia che arriva sulla stampa romana riguarda 51 nuovi alberi nella seconda fase, ossia entro dicembre 2026. Presi uno per uno, questi dati hanno tutti una spiegazione. Messi in fila, raccontano però uno scarto evidente tra promessa politica iniziale e approdo finale.

Le spiegazioni ufficiali

Le spiegazioni, in realtà, ci sono. E vanno riportate. A gennaio 2025 Roberto Gualtieri disse che “l’ombra verrà aumentata con l’arboreto nei prossimi mesi”, ma aggiunse anche che vicino alla stazione metro non era stato possibile inserire alberature per il tracciato sottostante.

Ora Anas, attraverso Marco Moladori, sul Corriere della Sera, spiega che i sondaggi archeologici eseguiti in fase attuativa hanno mostrato che in alcune porzioni gli alberi non potevano essere messi a dimora e che per questo le essenze sono state riposizionate altrove.

Dalla visione al ridimensionamento

Il punto, allora, non è contestare l’utilità dei 51 alberi. Né negare i vincoli del sottosuolo romano, tra metropolitana e archeologia. Il punto è un altro. Ai romani era stata mostrata una piazza-foresta. Una porta verde della Capitale. Un luogo capace di cambiare volto a Termini e di rispondere al caldo con una massa vegetale importante. Oggi, invece, la narrazione pubblica si è spostata su mini boschetti, aiuole estese e nuove piantumazioni per tranche. È un cambio di scala. E prima ancora che urbanistico, è un cambio di racconto.

La vera domanda per il Campidoglio

La domanda che resta, quindi, è semplice. Piazza dei Cinquecento sarà davvero la foresta urbana promessa ai cittadini oppure no? Perché tra i rendering del progetto vincitore, le parole usate negli anni per descriverlo e i numeri che emergono oggi, la distanza è diventata troppo visibile per essere liquidata come un dettaglio tecnico. Cinquantuno alberi sono una notizia. Ma non cancellano il confronto con quelle immagini iniziali e con quella promessa politica. È lì che si gioca la credibilità dell’operazione. Non nel verde annunciato oggi, ma nel verde evocato ieri.

Infine un ultimo quesito ‘politico’: ma perchè a raccontare queste novità ai cittadini – questo drastico calo del numero di alberi su piazza dei Cinquecento e questi presunti imprevisti – non è il Commissario per il Giubileo, Roberto Gualtieri, che pure si è visto spesso su questa piazza durante il Giubileo, ma un ‘semplice’ delegato? Speriamo presto qualcuno ci risponda.